BlackRock "scala" anche il Monte

Il colosso Usa compera il 5,7% dalla Fondazione e diventa il secondo azionista di Mps. Frena il titolo -2,1% 

Dopo essersi preso il primo posto nel libro soci di Unicredit e il secondo in quello di Intesa Sanpaolo, BlackRock si accaparra il 5,748% del Monte Paschi, prenotandosi come secondo interlocutore anche a Siena. La quota, che è una frazione del 12% ceduto all'inizio della settimana dalla Fondazione Mps per azzerare i suoi debiti, vale 159 milioni di euro. Cifra trascurabile rispetto ai 4.300 miliardi di dollari in gestione del colosso americano, ma dal marcato significato politico. Il 5,7% potrebbe, infatti, valere in prospettiva a BlackRock il primo posto anche nel Monte Paschi post ricapitalizzazione. Dipende da quanto riuscirà a spingersi, nel giocare tra le compravendite di azioni e di diritti dell'aumento di capitale, la Fondazione presieduta da Antonella Mansi, cui resta oggi il 15% di quella che Siena ha sempre considerato la propria banca: ieri il titolo perso il 2,14%.
Tutto lascia poi pensare che BlackRock, che anche nel caso di Mps ha frazionato la quota in 18 diversi fondi sparsi nel mondo, farà la sua parte nell'aumento, magari in modo più che proporzionale. Con il risultato di togliere qualche castagna dal fuoco anche alle banche del consorzio di garanzia. E lo stesso dovrebbero fare gli altri investitori che stanno prendendo posto a Rocca Salimbeni. Secondo quanto si vocifera nella sale operative, la restante parte del pacchetto ceduto da Palazzo Sansedoni sarebbe finita nella mani di alcuni fondi hegde, rapidi ad alleggerire la presenza negli istituti di credito spagnoli per convergere sulle banche italiane, perché giudicate a buon mercato. In particolare si sarebbero mossi, fino a racimolare ciascuno quote prossime all'1,5- 2% di Mps, sia gli americani Guggenheim e Och-Ziff (che aveva inizialmente smentito di aver comperato l'8% di Monte Paschi) sia gli inglesi Marshall Wace e Tosca.
La «miniscalata» al Monte di BlackRock, oltre a rappresentare un avvallo al piano di rilancio scritto dal presidente Alessandro Profumo e dall'ad Fabrizio Viola, appare poi la definitiva «certificazione» del ritrovato smalto della banche italiane e quindi di Piazza Affari agli occhi degli investitori esteri: solo BlackRock ha raggiunto una esposizione da 3,8 miliardi tra Intesa Sanpaolo (di cui possiede il 5% e quindi supera la Fondazione Cariplo), Unicredit (5,2%) e appunto il Monte. A questo va poi aggiunto il 5% che detiene nel gruppo Azimut e il 5% residuo di Telecom Italia (dove era arrivato a un potenziale del 10%, considerando gli effetti del convertendo), senza contare che alle assemblee della scorsa primavera BlackRock risultava in Atlantia (5% circa), Fiat (4%) e Generali (2,8%).
Visto che la normativa offre uno «scudo» d'ombra per le partecipazioni inferiori al 5%, la verità si potrebbe sapere soltanto alla prossima assemblea dei soci o comunque in prossimità dell'aumento di capitale atteso a maggio. L'operazione serve alla banca per raccogliere i 3 miliardi necessari a rimborsare, come preteso dall'Europa, la gran parte dei Monti bond e a pagare il cedolone previsto a luglio. Con i sindacati resta, invece, da affrontare lo scoglio degli esuberi previsti dal piano.