Blitz di Fiat, sale al 20% del «Corriere»

Il Lingotto compra altri diritti dell'aumento e diventa il primo socio. Della Valle battuto sul tempo

Fiat si riprende il Corriere. E John Elkann batte Diego Della Valle. In sintesi, la guerra per il controllo di Via Solferino, inaspritasi durante le due settimane di trattazione dei diritti dell'aumento di capitale, ha fornito questi due verdetti.
Ieri sera il Lingotto ha comunicato di aver acquistato altre 10,7 milioni di opzioni (utili per sottoscrivere il 7,5% del capitale post aumento) e, pertanto, la quota passera dall'attuale 10,497 al 20,135 per cento. Il gruppo guidato dall'ad Sergio Marchionne si era già impegnato a comperare dagli altri pattisti diritti sufficienti a salire al 13 per cento. Con la mossa a sorpresa di ieri il Corriere ha un nuovo-vecchio socio di maggioranza relativa: la famiglia Agnelli. Che, però, si è affrettata a precisare di non aver effettuato acquisti di opzioni tramite la Sapa. Tradotto per i non addetti ai lavori: Exor continuerà a restare fuori da Rcs, che è una questione esclusivamente Fiat. Non è una sottolineatura di poco conto se si considera che al Lingotto fanno capo sia Itedi (l'editrice della Stampa) che la concessionaria di pubblicità Publikompass.
John Elkann ha scelto di metter sul piatto 80 milioni di euro e alla fine ha prevalso comperando quei diritti che, per un motivo o per l'altro, hanno venduto Benetton, Generali, Merloni e la famiglia Rotelli. Battendo sul tempo Diego Della Valle, che invece intendeva riflettere ulteriormente sull'assetto manageriale del Corriere. La sostanziale differenza è stata questa. La stessa scelta di difendere pubblicamente l'operato dell'ad del gruppo editoriale, Pietro Scott Jovane, giovedì scorso suonava come una scelta di campo. «Abbiamo compagni di strada con cui siamo molto omogenei e ci troviamo tutti d'accordo sul futuro di Rcs che dovrà essere all'altezza del suo grande passato», aveva detto Elkann nel corso di un convegno. Di fatto stigmatizzando l'unico «insoddisfatto» dell'attuale gestione, cioè l'avversario Mister Tod's.
Ecco, con Fiat primo socio non è illogico ipotizzare una sopravvivenza (magari anche in altre forme) del patto di sindacato o, comunque, di una struttura di controllo «diffusa» ( Pirelli e UniSai hanno seguito l'aumento). Il problema è che immediatamente dietro Fiat - stante la diluizione al 4,1% dello scomparso vicepresidente Giuseppe Rotelli - in Rcs ci sono due istituti di credito Intesa Sanpaolo e Mediobanca. E se Ca' de Sass ha guardato quasi sempre benevolmente alle iniziative del Lingotto, con Piazzetta Cuccia la dialettica è stata più articolata. Anche perché Alberto Nagel è sempre stato attento a tutte le istanze fuori e dentro il patto. Atteso che Mediobanca disdetterà l'accordo parasociale e ha sempre cercato un azionista forte pronto a impegnarsi, servirà comunque quel momento di riflessione post-aumento propedeutico alla «fase 2». Ma senza il Corriere in gioco difficilmente Della Valle potrà impegnarsi oltre quell'8,8% che gli è costato circa 30 milioni. E, soprattutto, con la conferma del piano di Jovane che Mister Tod's voleva giubilare.

Commenti

cicero08

Sab, 29/06/2013 - 10:44

Ma certo Kaki vuol far vedere allo scarpare di Casette d'Ete di che pasta è fatto...

Ritratto di stenos

stenos

Sab, 29/06/2013 - 11:08

Certo, la famiglia ovina vuole controllare il giornale piu' importante del paese per continuare a fare i propri sporchi affari e bere il cervello degli idioti che credono alla cazzate che vengono scritte.

idleproc

Sab, 29/06/2013 - 11:55

Hanno bisogno di più propaganda per business.

beep

Sab, 29/06/2013 - 12:17

Mi sorge una domanda, ma chi sono i finanziatori dell FIAT. Azienda che pochi anni fa era vicino al fallimento.

CicciaLucia

Sab, 29/06/2013 - 15:59

Invece di comprare cose che esulano dal suo lavoro (ci aveva provato anche suo nonno comprando Corriere/Rinascente/Acque minerali e molto altro ancora) perchè non pensa alle sue pessime automobili (e mi scuso per la parola automobili) e alla sua azienda perennemente in cassa integrazione pagata da tutti noi. Perchè porta lavoro in Polonia, Brasile ecc. e non pensa a quest'Italia che ha contribuito a tenere "aperta" la Fiat per 50anni. Spende soldi per un quotidiano (mentre i milanesi stanno a guardare)con la Fiat ormai affondata e l'Avvocato suo nonno, comprava opere d'arte costosissime mentre la Fiat affondava. E poi non c'è la Stampa (che insieme al Secolo XIX) è in vendita? perchè non si preoccupa del quotidiano torinese? Fa troppo gola il grande Corriere e la città di Milano dovrebbe saperlo.