Blitz di Salini Impregilo in Usa Compra Lane per 400 milioni

Colpo grosso di Salini Impregilo negli Usa. Il general contractor italiano ha acquisito Lane Industries, società di infrastrutture attiva da 125 anni in 20 stati degli States. Ma non si tratta di una semplice operazione di merger and aquisition. Lane rappresenta infatti per il gruppo italiano una sorta di «cavallo di Troia» che ne rafforzerà la presenza nel Paese, ma soprattutto che spalancherà le porte del ricco business a stelle e strisce per cui il governo americano è pronto a mobilitare 305 miliardi di dollari nei prossimi sei anni. Il 5 novembre, infatti, la Camera dei Deputati a Washington ha espresso parere favorevole a un maxi investimento per il ripristino di strade e ponti fatiscenti. In Texas, inoltre, si è votato a favore di una proposta per riorientare 2,5 miliardi, provenienti da entrate fiscali, verso investimenti per il miglioramento e l'espansione della rete autostradale. L'operazione rafforza quindi la posizione competitiva di Salini Impregilo (+6,8% a 4,10 euro in Borsa) nella prossima maxi tornata di gare per il rinnovo delle infrastrutture. Un mercato che farà gola a tanti operatori del settore in tutto il mondo e che in Italia potrebbe interessare i competitor: Astaldi, ma anche Atlantia che opera nel settore autostradale. Posizionatasi in anticipo, Salini - già nel 2016 - avrà il mercato Usa come primo per ricavi portando il fatturato a 6 miliardi. Insieme, le due società avranno un portafoglio integrato che va dalle ferrovie, all'idroelettrico, dalle autostrade, all'alta velocità. Lane è, infatti, un'azienda privata specializzata nelle costruzioni infrastrutturali civili e nelle infrastrutture dei trasporti con circa 1,5 miliardi di dollari di volume d'affari. «L'operazione - ha detto l'ad Pietro Salini - rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo della nostra azienda. Dopo il completamento della fusione tra Salini e Impregilo a gennaio 2014, abbiamo dimostrato la nostra capacità di integrazione, di creazione di valore, di raggiungimento degli obiettivi, di profitto e di valorizzazione delle risorse umane». Il gruppo, che ha investito 406 milioni di dollari in questa operazione, sfrutterà un prestito ponte, «poi rifinanziato nel 2016 da un bond di pari importo con scadenza 5-7 anni» ha detto il cfo Massimo Ferrari. Il manager ha poi confermato i target di fine anno (fatturato in crescita del 15%, debito netto a 100 milioni ed ebit in crescita del 5,5%). Salini Impregilo ha archiviato i primi nove mesi con ricavi in aumento dell'8,4% a 3,4 miliardi; un ebitda a 340,4 milioni (+11%) ed ebit a 185,2 milioni. L'utile netto scende invece del 27,4% a 80,2 milioni, rispetto ai 110,5 milioni dei primi nove mesi del 2014 (erano contabilizzati 65,3 milioni legati alla vendita di Fisia Babcock). Al 30 settembre il portafoglio ordini era pari a 33,7 miliardi. Ferrari ha detto che il gruppo è in corsa per una serie di gare d'appalto per potenziali 8 miliardi.