Il blogger che racconta capi d’abbigliamento come se fossero test d’auto. E li fa esplodere

Matteo Ranzi, detto Mat, professionista del marketing con il pallino per gli anni Ottanta, la passione per i film di Jerry Calà e i «Paninari», si inventa un modo insolito per raccontare la moda e i brand più cool del momento. «Altro che Chiara Ferragni…»

Il «lavoro» del blogger è ormai quello che vince su tutti. Ce ne sono di ogni tipo e per ogni gusto. E se domandi a un ragazzo cosa vorrebbe fare nella vita, l’80% risponderà: «Il blogger!». Ovviamente. Poi di cosa non si sa, ma il blogger di sicuro. Complici gli esempi che negli ultimi anni hanno dilagato in rete, alcuni di questi riscuotendo enorme successo planetario. Vedi i casi Ferragni The Blonde Salad o Clio make Up Blog.Mat, all’anagrafe Matteo Ranzi, però non segue questa corrente. Vuole raccontare i capi d’abbigliamento che lo incuriosiscono in modo semplice e insolito. Questo è il suo punto di forza: parla ad un pubblico di cui fa parte. Racconta capi d’abbigliamento come se fossero prove di auto o prodotti di tecnologia. In modo semplice ed appassionato, dichiarando, con sincerità, il suo parere e facendo emergere, se ci sono, difetti o criticità. Lo fa in maniera naturale e convincente. I termini che usa e il tono di voce che ha sono rassicuranti e credibili.Ha iniziato a interessarsi al look sin da piccolo, dal tempo dei paninari, essendo classe 1973. Allora indossava Timberland, piumini Moncler, zaini Invicta, giubbotti di pelle come Schott e Avirex, cinture e El Charro, jeans Americanino e stivali Durango. «Nel 2013 ho contribuito al ritorno dei Paninari fondando il gruppo Facebook “Paninari la Company”. Ho anche scritto Paninari, un libro autoprodotto, perché nessuno aveva raccontato ancora la storia del movimento», spiega Mat. Su Facebook si definisce «creativo in blu, piccolo Don Chisciotte che sconfigge i mulini, Asterix addicted, appassionato di snow». «Non sono un fashion blogger o un operatore del settore. Le mie “prove su strada” sono fatte quindi da una persona simile al 98% dei clienti di un brand».Mat è un vero nostalgico degli anni Ottanta, come non se ne trovano quasi più ormai. All’atmosfera di quel periodo si ispira anche questo nuovo progetto video. Ranzi è il titolare dal 2009 di un’agenzia di marketing a Milano, Mille Ottani, (www.milleotani.it) e collabora personalmente con alcune multinazionali del settore Ict e alcune Pmi. «Nel 1986, proprio vedendo Yuppies con Jerry Calà, decisi che da grande avrei fatto “la pubblicità” come il personaggio di Jerry in quel film». Nel frattempo studia marketing in Bocconi, vende automobili per passione, come faceva Ezio Greggio sempre in Yuppies, mentre studia e fa carriera in una multinazionale Ict (Ingram Micro).Scrive anche per Digitalic, rivista di cui cura la rubrica marketing, e da qualche mese, appunto, inizia a sperimentare sul suo nuovo blog matteoranzi.it un format di videopillole in cui racconta capi d’abbigliamento come se fossero fuoriserie.Mat sceglie prodotti che lo incuriosiscono e li racconta, creando video e post e condividendoli sui social. Una delle pillole recenti più riuscite è la recensione delle sneakers del momento, le Atlantic Stars, in cui tra i vari test che sperimenta c’è anche quello di farle esplodere inserendo un petardo al loro interno.«In questa prima fase investo sulla creazione nella divulgazione tramite social dei contenuti per coinvolgere il pubblico che ritengo interessato ai prodotti che racconto. Vedendo che il format ottiene interesse, a breve investirò anche nel far crescere il mio pubblico organico sulla pagina Facebook “Mat” dedicata al progetto - spiega Matteo - Anche i brand di cui parlo si stanno interessando al mio format. Per esempio Aeronautica Militare, mi ha contattato in occasione del primo post su un loro giubbino e ha pubblicato il video sulla loro pagina Facebook ufficiale. Alcuni marchi, come Fera Libens, brand italiano di scarpe di classe per vegani, mi spediscono dei prodotti da testare. Ma ne parlo comunque sempre in modo indipendente dicendo, con rispetto, ciò che penso. Non è un lavoro: per ora mi diverto e lo definisco “un hobby sperimentale”. Richiede esperienza narrativa, che ho accumulato in questi anni di attività marketing, e parecchio tempo. Se quando sei in spiaggia a prendere il sole vedi uno che parla da solo alla videocamera e fa cose strane, sono io e quello è il tempo che riesco a ritagliarmi. Ma se c’è la passione, ce la si fa. E quando sei un piccolo pioniere in qualcosa, anche fosse una stupidata, la passione germoglia e cresce forte».Ma come nasce questa idea? «Hey Andrea, hai mai pensato di fare i test di capi di abbigliamento come quelli delle auto?». Un giorno Matteo incontra per lavoro Andrea Galeazzi, noto vlogger di tecnologia e automobili di cui ha grande stima. La risposta del vlogger è negativa. «Così ho iniziato a girare per le rete, a curiosare i siti e social dei fashion blogger e a cercare se qualcuno stesse facendo ciò di cui parlavo ad Andrea. Nessuno. Perché non farlo io allora? Così è nata la mia avventura».Matteo sceglie capi che lo incuriosiscono o che hanno una storia da raccontare. Li compra, si informa in rete, legge libri (per esempio quelli su Stone Island e sull’Archivio di Massimo Osti) e chiede ai brand delle informazioni (anche se le risposte non sempre arrivano). «Poi penso a come potrei raccontarli con un video che segua uno schema narrativo preciso. Spesso cerco di ideare una prova alla Blendtec, ispirandomi al personaggio che frullava gli iPhone. Queste prove sono quelle che il pubblico sembra apprezzare maggiormente. Così sono nati, per esempio, il passaggio sulla scarpa con l’auto, l’esplosione della sneaker, il lancio dalla finestra della borsa Aeronautica e la citazione di Gigi Rizzi. E, se il prodotto che ho testato mi convince, chiudo sempre il video con la frase: «Cosa fai...non ce l’hai?». Che fa molto Jerry Calà anni Ottanta pure questo, e che lo stesso Jerry ha citato insieme a Mat durante una recente diretta su Radio 105.Mat non è un videomaker, ma gira i video da solo perché vuole trasmettere semplicità e passione nelle riprese. Poi li edita con l’aiuto di Franz Pelicioli, il suo braccio destro in agenzia e, infine, crea il post nel suo blog. Struttura il post come il test di un’auto, con tanto di «prova su strada» e pagella «mi piace - non mi piace» finale. E poi pubblica e passa alla divulgazione sui social. Pubblica circa 2 video al mese, e quasi ogni giorno condivide spunti sul suo account Instagram e nella pagina Facebook «Mat».«Ma te sei fuori?!?!?!», questa potrebbe essere la reazione di chi non conosce Mat e il suo storytelling sperimentale. I riscontri però, per il momento sono positivi: il pubblico è coinvolto, commenta, condivide i contenuti, fa domande, dice la sua e alcuni acquistano i prodotti raccontati. Insomma piace ciò che racconta e, soprattutto, come lo racconta.«Non me l’aspettavo, ma i ¾ dei brand di cui parlo ha una reazione di interesse, curiosità e partecipazione. Alcuni imprenditori mi contattano direttamente via social e nascono confronti interessanti. Per ora comunque divertimento e passione rimangono la mia fonte di energia principale per questo progetto. Se poi ne nascerà qualcosa di nuovo, lo valuterò».