Il bluff delle privatizzazioni Per Fs e Poste strada in salita

L'Italia sembra prepararsi a una nuova stagione di privatizzazioni. Ma se nei casi delle quotate Eni, Enel e Finmeccanica il governo, dopo un primo slancio, ha tirato il freno, per quanto riguarda i due dossier più caldi - quelli di Poste e Ferrovie - meno veti incrociati sembrano lastricare la via che porta ai soci privati. Peccato che i piani di vendita, in questi casi, non siano supportati né da numeri, né da dettagli qualitativi. Sul tema non c'è alcuna chiarezza.
Basti pensare all'uscita del ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni che, a metà luglio, nel corso di un'intervista a Bloomberg Tv annunciò «che per ridurre il debito pubblico il Tesoro si preparava a vendere quote di società pubbliche o ad usare gli asset come collaterali». Dichiarazioni strane, considerando che la Bce non accetta azioni come collaterali. E che, nello stesso pomeriggio, vennero smentite da una nota del Tesoro che si affrettò a spiegare come Saccomanni avesse parlato «in termini generali di strategia di riduzione del debito, formulando ipotesi di valorizzazione del patrimonio pubblico, senza citare specifiche società».
E se sui colossi di Stato regna la confusione, i casi di Poste e Fs sembrano ben lontani dall'essere definiti. Nel caso delle Ferrovie ne dà conferma lo stesso ad Mauro Moretti che, dopo le aperture del premier Enrico Letta, ha spiegato che «pur dicendosi pronto ad affrontare il problema, non è ancora arrivata alcuna indicazione dal governo». D'altra parte, dopo la divisione fra Trenitalia e Rfi, e con l'arrivo del concorrente privato Ntv-Italo, la società deve studiare bene come attrarre un potenziale socio. Inoltre non mancano gli ostacoli, in primis, per definire il reale valore del gruppo, in particolare depurandolo dai contributi pubblici che incidono non poco sui ricavi annuali. Nel 2011 la società ha ricevuto ben tre miliardi in conto investimento per l'ammodernamento della rete. E nel 2013, si legge nel «documento di economia e finanze 2013», relativamente alle spese in conto capitale, riceverà circa due miliardi. Insomma, come ricorda anche Fitch, «i legami di Fs con lo Stato sono forti visto che garantisce o sovvenziona i due terzi del debito della holding, finanzia il 60% degli investimenti e circa il 50% delle attività». Non è chiaro, poi, se l'operazione debba coinvolgere anche (o solo) l'Alta velocità per la quale le Ferrovie hanno investito quasi 100 miliardi.
Quanto a Poste, l'apertura della concorrenza nel settore, le direttive europee e la decisione di Londra di mettere in vendita Royal Mail stanno cambiando lo scenario. Inoltre, non è facile districarsi nei meandri di un business totalmente sbilanciato. Se, infatti, sia il Gruppo, sia la controllata Poste Italiane hanno chiuso il 2012 con utili in crescita, gli altri indicatori sono in rallentamento. Le variazioni nel triennio 2010-2012 sono tutte positive tranne che per i servizi postali e commerciali, i quali pur aumentando dell'1,9% nel 2011, nel 2012 arretrano del 9,8%. In sostanza, nel 2012 i ricavi di Poste hanno retto, ma solo grazie a i 5,3 miliardi arrivati dal Bancoposta (+3,5%). Un asset determinante visto che degli 8,84 miliardi di ricavi totali del 2012 ben il 60% deriva da attività non postali. Da qui deriva il grosso problema di come privatizzare. Coinvolgendo l'intera galassia o solo il Bancoposta? E quanto vale il gruppo con o senza questo asset? Per non parlare del fatto che Poste ha partecipazioni che spaziano dal settore aereo (Mistral) alle tlc (Poste Mobile) e il business tradizionale vede il tramonto anno dopo anno.

Commenti

m.m.f

Mar, 20/08/2013 - 08:41

........ITALIA COME LA GRECIA.

Ritratto di Reinhard

Reinhard

Mar, 20/08/2013 - 17:33

Privatizzano... Abbiamo visto i grandi benefici che abbiamo avuto dalla privatizzazione di Telecom (con la scusa del Debito Pubblico, l'hanno svenduta agli amici rossi). Tanto per dirne una.