La bomba Qatar esplode sull'Opec

Doha lascia il Cartello: sotto accusa la sudditanza dell'Arabia verso gli Stati Uniti

A poche ore dal vertice Opec di giovedì prossimo a Vienna, i prezzi del petrolio sono saliti ieri fino a toccare a New York i 52,5 dollari al barile (+3,1%) e a Londra i 61,1 dollari (+2,8%). Se i rialzi sono incontestabili, non altrettanto certa ne è la causa. Due le chiavi di lettura più semplici: il via libera dato da Vladimir Putin a un taglio della produzione, di concerto col Cartello, che potrebbe aggirarsi sugli 1,4 milioni di barili al giorno; la tregua tra Cina e Usa che libera l'economia globale - seppur temporaneamente - da un elemento di indubbia tensione come i dazi.

C'è però un terzo elemento, forse ancor più determinante, che può aver contribuito al rafforzamento delle quotazioni: l'annuncio del Qatar di voler lasciare l'Opec a partire dal prossimo gennaio. Ufficialmente, Doha si sfila dall'organizzazione di cui ha fatto parte per 55 anni per concentrarsi soprattutto sul gas naturale liquefatto, il vero core business. L'obiettivo dell'emirato è quello di aumentarne l'output dagli attuali 77 a 110 milioni di tonnellate l'anno, facendo scendere ulteriormente il peso del petrolio. Una deviazione strategica, peraltro, già intrapresa da anni: nel 2013 il Paese assicurava al mercato 725mila barili al giorno di greggio, contro i circa 600mila attuali. Non pochi osservatori hanno tuttavia ricondotto il pas d'adieu con l'embargo commerciale che il Paese quatariota sta subendo in seguito alle accuse di sostenere il terrorismo rivolte da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto.

La mossa del Qatar arriva in un momento particolare, con i sauditi sotto i riflettori per il grosso sforzo produttivo di novembre, mese in cui dai suoi pozzi sono stati estratti 11,1-11,3 milioni di barili al giorno. Un record storico che può essere messo in relazione con la volontà di Riad di venir incontro ai desiderata di Trump, fino a qualche settimana fa irritato per i quasi 80 dollari raggiunti dai prezzi del greggio. Non appena le quotazioni hanno puntato verso il basso, The Donald si è infatti subito complimentato con l'Arabia nonostante le accuse rivolte da più parti al principe ereditario, Mohammed bin Salman, di essere direttamente coinvolto nell'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi.

La sudditanza saudita nei confronti di Washington, con marcati riflessi sulla politica dell'Opec, sta però facendo crescere la tensione all'interno del Cartello. Dove tutti sanno che Riad sta caldeggiando un taglio complessivo dell'output dopo aver pompato greggio oltre ogni ragionevole necessità. L'ex primo ministro del Qatar, lo sceicco Hamad bin Jassem al-Thani, non ha usato giri di parole per dichiarare su Twitter che il Cartello è «diventato inutile», non ha portato «più nulla» al proprio Paese e «viene utilizzato solo per scopi che sono dannosi per i nostri interessi nazionali». Ecco il vero motivo dell'uscita dall'Opec. Un vero e proprio ammutinamento che potrebbe essere presto imitato da altri Paesi.

Commenti

JoBanana

Mar, 04/12/2018 - 09:03

Se continua su questa via il Qatar vedrà presto i G.I. sbarcare di nuovo nel paese ma non per liberarlo questa volta.