Bonomi ribalta Bpm Sindacati all'angolo

Ultima chiamata per la Popolare di Milano: il piano industriale che prevede di eliminare 700 dipendenti e di ricollocarne altri 2.300 è l'unica strada per rilanciare Piazza Meda. Se l'ad Piero Montani riuscirà nell'impresa, il confronto con i sindacati inizia questo pomeriggio ed entrerà nel vivo dal 6 agosto, Bipiemme raggiungerà 270 milioni di utili nel 2015. La banca sarà capovolta, rimuovendo incrostazioni di decenni per ridare forza commerciale al gruppo con le 1.300 risorse liberate.
Una «rivoluzione», ha detto il presidente Andrea Bonomi, aggiungendo d'un fiato che i «problemi» in Bipiemme «sono di un'estensione tale» da essere «stato sconfortato» per tre mesi dal suo arrivo, davanti a una struttura orientata «al fratricidio politico» anzichè alla clientela.
Il capo di Investindustrial ha rimarcato l'unità di intenti da cui è nato il piano ma Piazza Meda è una polveriera e lungo i corridoi stanziava più di un senatore dei dipendenti-soci. Al capo delle risorse umane Giovanni Rossi il compito di trovare la mediazione per incentivare esuberi per cui Bpm stanzierà 200 milioni (su 700 addetti, 95 hanno i requisiti per l'uscita obbligatoria) e per ripensare un integrativo che eroga indennità per il «caro carbone» come nel Ventennio.
Bpm farà il salto verso la «Banca Unica», cancellando numerosi dirigenti (anche con trattative one to one per riallinarne lo stipendio) e l'80% dei consiglieri: saranno inglobate le controllate Alessandria, Legnano, Mantova, Pro-Family e Webank. Una struttura che oggi «non serve a nulla», ha tagliato corto Bonomi. Per la quota in Cr Asti (20%), si aspetta invece il compratore: «Se ci venisse fatta un'offerta perchè no?», ha ammesso Montani.
Ma soprattutto cambierà l'intera ossatura di Bpm, coinvolgendo 3mila su 8mila dipendenti in un'impresa ciclopica che Bonomi paragona allo sforzo per il colossal Ben Hur. La rete sarà appiattita su 100 filiali hub, cui faranno capo 400 sportelli minori (spoke) spostando così i relativi direttori a mansioni «produttive»; le strutture di coordinamento caleranno da 54 a 9. Cala l'austerity anche sugli uffici centrali, dove le caselle direttive scenderanno da 250 a 70-100, sottraendo posizioni che per anni sono state un obiettivo per il «sistema Bpm» che ruotava attorno al confronto tra i passati cda e l'associazione Amici. Lo stesso nuovo organigramma prevede poche poltrone di peso: il direttore finanziario ingloba la funzione Finanza e il General counsel racchiude gli Affari legali e i societari.
L'obiettivo è risparmiare 65 milioni e rimborsare i Tremonti bond a fine anno, purchè Bankitalia rimuova gli add-on al bilancio. In prospettiva non si può poi escludere nè l'abbandono dello statuto popolare nè della governance duale: anzi su quest'ultimo punto il consiglio di sorveglianza si sta interrogando sulla «soluzione migliore». Bpm non ha invece idee matrimoniali: «Finchè non saremo in una situazione presentabile - ha detto Bonomi- non andremo a festini in ginocchio».