La Borsa esorcizza lo spettro Brexit

Il rimbalzo del petrolio spinge Piazza Affari (+3,5%). Ma la sterlina cade ai minimi da sette anni

Cinzia MeoniAvvio sprint per le Borse europee che, nonostante l'incertezza legata alle ipotesi di Brexit, beneficiano del rimbalzo del petrolio (a New York ha chiuso a +6,2% a 31,48 dollari al barile anche se durante la seduta ha avuto rialzi di oltre il 7%) e dei segnali incoraggianti provenienti da Pechino dove è stato nominato Liu Shiyu alla guida dell'autorità di controllo sui mercati, un dirigente ritenuto più aperto del predecessore Xiao Gang. Francoforte chiude in rialzo dell'1,9%, Parigi dell'1,7% e Londra dell'1,4%. Fa meglio Piazza Affari che doppia le altre Borse europee, sostenuta oltre che dal settore petrolifero, da temi speculativi (il rafforzamento di Vivendi nel capitale di Telecom Italia spinge in alto del 5,5% il gruppo italiano) e dal ritorno di interesse per il comparto finanziario (l'entusiasmo contagia anche le azioni Mps in rialzo del 4,5%). Il FtseMib infatti balza in alto del 3,5% a quota 17.504 punti e prova a buttarsi alle spalle i minimi degli ultimi due anni e mezzo registrati l'11 febbraio a quota 15.773. Ma l'euforia, a giudizio degli esperti, potrebbe non avere lunga durata almeno per tre ragioni: le colossali sofferenze bancarie che, come ricorda Standard&Poor's, pesano sul Sud Europa (Italia, Irlanda, Spagna e Portogallo) indebolendo gli effetti della aggressiva politica monetaria messa in atto dalla Bce; le previsioni di ulteriore rallentamento dell'oro nero e la possibile uscita dalla Gran Bretagna dall'Unione Europea. E in effetti «colpisce vedere il Bund e lo yen ancora ben comprati. Probabilmente il timore di un ritorno delle vendite è ancora forte tra la comunità finanziaria» commenta in merito Vincenzo Longo, market strategist di Ig, secondo cui «i mercati proveranno a recuperare terreno sino a metà marzo, quando poi gli appuntamenti delle Banche centrali (Bce e Fed, rispettivamente il 10 e il 16 marzo) potrebbero dare il via a un ritorno delle incertezze». Per quanto riguarda il rebus petrolio, come ricorda Francesco Leghissa, responsabile ufficio studi di Copernico sim, «le prospettive restano immutate, con un eccesso di offerta che permane e una domanda globale che sembra non voler aumentare». Anche per questa ragione, Matteo Paganini, a capo del team di analisti di Fxcm, ritiene che quello registrato ieri dal petrolio sia un «semplice rimbalzo tecnico dovuto a prese di profitto» e prevede quindi «un trend ancora ribassista».Più complessa l'ipotesi di Brexit, su cui la Gran Bretagna sarà chiamata a deliberare, via referendum, il 23 giugno. A smorzare gli entusiasmi sull'accordo raggiunto nel fine settimana con Bruxelles ci ha subito pensato il sindaco di Londra, Boris Johnson, che ha annunciato di schierarsi con il fronte dell'uscita. Per Fitch la Brexit è una «possibilità reale» e, già nel breve periodo, l'incertezza sull'accesso delle imprese britanniche al mercato europeo, si tradurrà in ritardi sulle decisioni di investimento e quindi costi economici aggiuntivi. Nel frattempo, la sterlina è scesa sul dollaro ai minimi degli ultimi sette anni, a 1,4058 per poi attestarsi in chiusura a 1,4145 dollari. E potrebbe affondare ancora.