Borsa giù, ma per colpa della cedola

Il dividend day pesa sulle contrattazioni di Piazza Affari che, nel giorno in cui quasi la metà (e soprattutto la metà pesante) del Ftse Mib stacca la cedola, chiude la seduta in calo dell'1,6%. Tuttavia, dopo una mattinata burrascosa in cui l'indice era arrivato a perdere fino a tre punti percentuali, al netto dell'impatto degli oltre sette miliardi di dividendi staccati, quella registrata da Milano è stata una variazione praticamente inesistente del listino. Secondo i calcoli degli esperti, quest'ultimo d-day ha infatti avuto un peso in termini di capitalizzazione all'1,46%.
«Considerando il peso dei dividendi, di fatto Piazza Affari ha chiuso invariata, in linea con l'andamento degli altri indici europei», sostiene Vincenzo Longo, strategist di IG, che poi spiega: «Si tratta in realtà di un tecnicismo. Una volta annunciata la cedola, il mercato prezza il dividendo incorporandolo nelle quotazioni fino al giorno, appunto, dello stacco, come accaduto ieri per una parte pesante del listino. È quindi inevitabile che nel giorno dello stacco cedola si assista a una discesa del titolo della stessa entità del dividendo e il mercato, in qualche misura, soggiaccia al dividend day». Tutto sommato, avrebbe anche potuto andare peggio visto il nervosismo tra gli investitori dovuto all'avvicinarsi delle elezioni politiche, alla rapida incursione dell'indice sotto la soglia psicologica dei 20mila punti e ai dati negativi del Pil del trimestre pubblicati la scorsa settimana. Un nervosismo visibile nella risalita dello spread in area 180.
L'appuntamento è stato rispettato complessivamente da una cinquantina di società, cui ben 19 quotate sul Ftse Mib. Non solo, tra le società che ieri hanno staccato le cedole non mancavano neppure pesi massimi come Generali, che ha deliberato un monte dividendi di 700 milioni, Atlantia (606 milioni) e Luxottica (308 milioni), ma soprattutto come Eni che dovrebbe restituire in tutto ai propri azionisti poco meno di 4 miliardi di dividendi, un terzo dell'intero bottino sul 2013 di Piazza Affari (anche se, come di consueto, il Cane a sei zampe, paga la cedola in due momenti: l'anticipo in autunno e il saldo in primavera). Il tesoro accumulato dalle cedole sul 2013, secondo i dati di S&P Capital IQ, è infatti ammontato a 12,4 miliardi di dividendi (dagli 11,1 miliardi previsti per l'esercizio precedente), in crescita, per la prima volta dal 2011 quando tuttavia i livelli erano ben più elevati (18 miliardi) ma, nonostante la crescita complessiva, il rendimento medio del Ftse Mib si è contratto passando al 2,3% circa dal 3,65% di un anno (sul rendimento ovviamente ha influito anche il rally corso da Piazza Affari).
In ogni caso, a staccare i dividendi (il cui pagamento verrà versato il 22 maggio) sono state, tra le altre, nell'ordine: Atlantia, Azimut, Buzzi Unicem, Campari, Eni, Enel Green Power, Generali, Gtech, Intesa Sanpaolo, Luxottica, Mediolanum, Salvatore Ferragamo, Saipem risp, Snam, Tenaris, Tod's, Ubi, Unicredit (per cui è stato previsto uno scrip dividend ovvero l'opzione tra il pagamento di una cedola pari a 0,1 euro o in titoli per un'azione ogni 60 possedute), UnipolSai. Al di fuori del FtseMIb hanno staccato anche Ansaldo Sts, Banca Finnat, Banca Generali, Biesse, Bolzoni, Bonifiche Ferraresi, Brunello Cucinelli, Caleffi, Caltagirone, Cattolica, Cembre, Cementir, Credem, Diasorin, El.En, Erg, Faclk Ren., Igd, Interpump, Mid Industy, Parmalat, Ratti, Sat, Sol, Terni Energia, Txt , Vianini Industria, Vianini Lavori.