In Borsa inizia la caccia alla cedola

Tra due settimane, con l'avvio della stagione dei preconsuntivi (e delle conferme in materia di dividendi), i titoli inizieranno a prezzare pienamente le cedole nelle proprie quotazioni. Se ci si vuole giocare quindi la carta del dividendo, almeno nel breve periodo, questa è l'ultima chiamata: se i prezzi delle azioni dovessero continuare a salire molto nelle prossime settimane, il rendimento si ridurrebbe.
Nel lungo periodo comunque, puntare sulle cedole è diventata un'operazione per certi versi obbligata per alcune categorie di investitori: quelli che vanno alla disperata ricerca di rendimenti più alti di quelli oggi disponibili sul reddito fisso. Dove al massimo si possono trovare i Btp decennali intorno al 3,7%. Per il resto, specie per gli enti previdenziali, piuttosto che per le gestioni, bisogna provare a rischiare qualcosa di più nel combinato disposto di crescita dei prezzi azionari e dividend yeld. Inoltre, quella delle cedole rimane una delle strategie predilette dai cassettisti, tanto più in vista della sospirata ripresa economica e quindi di uno scenario di utili in crescita. «Nel medio lungo termine, il contributo del dividendo al rendimento complessivo dell'investimento azionario è molto elevato: secondo alcuni studi vicino ai due terzi» commenta con il Giornale Gabriele Roghi, responsabile della consulenza agli investimenti di Invest Banca, che tuttavia invita gli investitori a fare sempre attenzione nella selezione dei titoli.
Certo, dopo il rally degli ultimi mesi, è arduo trovare superstar con rendimenti attesi al 10%. In ogni caso, Piazza Affari continua a di offrire una moltitudine di opportunità con rendimenti compresi tra il 4,4% e il 7%, più del doppio di un Btp o di un conto vincolato. Ecco, a titolo di esempio, i magnifici 24 di Intermonte (che dipendono dalle stime delle cedole, naturalmente): Igd (rendimento atteso al 7%), Eni (6,4%), Stm (6,3%), Snam (6,2%), Saes Getter (5,7%), Terna (5,6%), Hera e B&C Speakers (5,5%), Marr, Tesmec e Zignago Vetro (5,4%), Terni Energia (5,3%), UnipolSai (5,2%), Sias, Iren e Bolzoni (5%), Banca Generali e Gefran (4,8%), Beni Stabili e Atlantia (4,7%), Unipol (4,6%), Mediolanum (4,5%), Acea (5,1%), Enel (4,4%). Pochi invece gli spunti sul comparto bancario che, lo scorso anno, aveva registrato persino un richiamo di Bankitalia ad una più accorta politica di retribuzione degli azionisti. «Nonostante il miglioramento degli utili, le banche potrebbero trattenere buona parte di questi in attesa dell'asset quality review della Bce, che valuterà le condizioni di patrimonializzazioni degli istituti di credito» - sostiene Vincenzo Longo, market strategist di IG Markets.
Sorprese negative potrebbero arrivare da Telecom Italia, da sempre stretta tra un indebitamento record e la necessità dei propri azionisti di ripagarsi gli interessi sull'investimento. Il colosso tlc, oggi più che mai nell'occhio del ciclone, potrebbe decidere di azzerare la cedola per migliorare la struttura finanziaria del gruppo. «Non mi attendo particolari sorprese dalle cedole. Ma l'economia è ripartita e, nel corso dei prossimi mesi, mi aspetto che aumentino gli utili e che possano essere decise altre operazioni comunque attraenti per il singolo azionista, come ad esempio i piani di buy back»- dichiara Tommaso Federici, responsabile gestioni di Banca Ifigest, evidenziando l'atteso e corposo piano di riacquisto di azioni in programma per Eni. «Spesso gli investitori si concentrano sulle cedole, ma i buy back hanno effetti simili sul rendimento complessivo del titolo, diminuendo i titoli in circolazioni tra cui è suddiviso l'utile»-sottolinea l'esperto.
Se si guarda infine ai dividendi straordinari, piuttosto di moda negli ultimi tempi (Ima, Save e Kinexia hanno deciso di ricorrervi proprio recentemente), si parla sempre meno Cir (tra le preferite di inizio stagione per il Lodo Mondadori), in seguito al nodo Sorgenia, mentre sale, grazie a Citigroup, l'interesse su Luxottica (di cui è atteso una cedola ordinaria di 0,58 euro, pari a un rendimento dell'1,5%). Per il broker, chiusa la fase dello shopping intenso e grazie alla situazione patrimoniale (2,26 miliardi in attività correnti, di cui 537 milioni in liquidità), la maxi cedola sarebbe per Luxottica una soluzione perfettamente plausibile.