"La Borsa? Nel 2017 sarà uno slalom"

"Luna di miele con Trump fino a primavera. Poi toccherà ai rischi politici e monetari"

La domanda di questi giorni è un classico di inizio d'anno: dopo un brutto 2016, come andrà la Borsa nel 2017? Lo abbiamo chiesto a Gianni Ferrari consulente finanziario, già direttore investimenti di banche e sim, oltre un quarto di secolo di esperienza a Piazza Affari.

«Naturalmente nessuno conosce il futuro, possiamo però cercare di interpretare il presente e oggi vedo sui mercati segnali positivi, soprattutto per le aspettative sul futuro presidente Usa. Ma il 2017, per la Borsa, sarà come una sorta di slalom speciale tra le attese di rialzo e i tanti rischi, monetari e soprattutto politici».

Forte volatilità?

«Come riferimento si può guardare al 2016: l'indice Eurostoxx50 (riportato nel grafico, ndr) ha chiuso praticamente in pareggio, ma con sei oscillazioni (uguali e contrarie) di ampiezza tra il 10 e il 20% l'una. Dobbiamo abituarci a una marcata volatilità come questa».

Ma con spinte al rialzo più forti di quelle al ribasso.

«Credo di sì. Sono cautamente ottimista perché quest'anno il fatto nuovo è il fattore Trump, che ha usato le parole magiche per i mercati: più spesa pubblica, più investimenti e meno tasse. Inoltre c'è da aggiungere la tradizionale luna di miele con il nuovo presidente Usa per i primi cento giorni. Ecco allora che sulle Borse spira una brezza positiva. Almeno per i primi mesi dell'anno».

Ma Wall Street, che è tornata ai massimi, non fa un po' paura?

«È vero, siamo sui massimi epocali dell'azionario americano, oltre il triplo del valore rispetto al 2009. Però se le promesse elettorali diventeranno realtà c'è ancora spazio per un apprezzamento».

E poi? Cosa succede dopo la luna di miele?

«Poi le cose si complicheranno un po'. Arriverà il rialzo dei tassi in Usa, che non fa mai bene alle Borse; e il prevedibile rialzo del dollaro, che anch'esso non fa bene a Wall Street. A ruota arriveranno i rischi politici in Europa, dove sarà un anno di elezioni, con i lepenisiti in Francia e la destra in Germania a spaventare i mercati. Mentre nello stesso tempo la Bce inizierà la sua ritirata dal Quantitative Easing».

Lei è cautamente ottimista, ma mi pare che, in presenza di questi scenari e della volatilità di cui si è detto, muoversi sui mercati non sarà affatto facile.

«Esatto. L'esperienza ci insegna che non è più possibile avere un atteggiamento statico verso il nostro portafoglio e pone anche il problema della prevalenza delle gestioni a benchmark nel mondo del risparmio gestito: stare incollati al benchmark sarà anche protettivo e rassicurante, però non paga più. La tara sui nostri soldi, tra commissioni di gestione e di negoziazione, Iva, Tobin tax, capital gain e patrimoniale Monti, è ormai tale che o si sfrutta almeno 2-3 volte all'anno la volatilità dei mercati o diventa difficile chiudere l'anno con il segno più. Se dunque è doveroso diffidare dei gestori troppo dinamici, che comprano-vendono in continuazione, è anche corretto avere qualche dubbio sui gestori-paracarro: quelli, e purtroppo sono tantissimi, che tengono la stessa posizione dall'1 gennaio al 31 dicembre».

E come la mettiamo con i bond? Con i tassi Fed verso il rialzo, e la Bce verso il tapering, per le obbligazioni sarà un inferno. O no?

«In effetti per i bond i presupposti non sono rosei. Il mix dell'aumento dei tassi di interesse Usa con l'avvicinarsi della fine del QE in Europa non è il massimo. Oltre tutto il momento peggiore per il reddito fisso non è tanto quando i tassi stanno a zero, come negli anni scorsi, ma proprio quando si è all'inizio di un movimento di rialzo. Quando cioè i bond a tasso fisso risentono già dei futuri aumenti e quelli a tasso variabile non pagano ancora abbastanza».

Quindi alla larga dai bond?

«Non sono sicuro che le obbligazioni saranno un asset buono solo per perdere soldi. Anche qui ci sarà da discernere, ma credo che un po' di Tips (i bond legati all'inflazione) non sfigureranno in portafoglio. Certo, rimane il fatto che in tema di obbligazioni il risparmiatore non è mai stato remunerato così poco per assumere rischi così difficili da valutare».