In Borsa sprint di Ferrari: vale 90 euro

Oggi i conti di Fca. Gli analisti si aspettano più utile e il taglio del debito

Pierluigi Bonora

Alla vigilia della pubblicazione dei dati trimestrali e semestrali di Fca, in programma oggi, il titolo Race (Ferrari) fa un regalo all'azionista Exor e agli investitori, superando quota 90 euro (90,10 e balzo del 3,6%), ben oltre il massimo dell'anno, raggiunto il 25 luglio, cioè 87,35 euro. Il modo migliore, dunque, per preparare il terreno ai dati di bilancio dei primi 6 mesi del 2017 che il presidente e ad Sergio Marchionne commenterà il 2 agosto. In un anno, le azioni della «Rossa» sono cresciute del 129,09% con una performance semestrale pari a un +54,94%. Positivo, anche se vicino alla parità, il titolo Fca (+0,10% a 10,16 euro) e, per rimanere nella galassia Agnelli, anche Cnh I (+0,06% a 9,92 euro) nel giorno in cui sono stati illustrati i dati del secondo trimestre (utile netto di 247 milioni di dollari, in crescita rispetto ai 129 milioni di un anno prima, e ricavi in aumento del 2,9% a 6,948 miliardi) e del primo semestre 2017 (+4,2% il fatturato, a 12,629 miliardi, e utile a 296 milioni contro il rosso di 384 milioni dei primi sei mesi del 2016).

Su Fca, intanto, le stime degli analisti sono per un secondo trimestre positivo, con l'ebit tra 1,75 e 1,85 miliardi (crescita a doppia cifra), l'utile netto più che raddoppiato, a circa 800 milioni, e l'indebitamento in calo a 3,8 miliardi da 5,1 miliardi dello scorso 31 marzo. Akros ha fissato a 13 euro il prezzo obiettivo del titolo. La restante parte dell'anno, e soprattutto il futuro, presentano però non poche incognite per il mercato Usa, il più importante a livello di profitti per il Lingotto. Preoccupata è anche Mary Barra, numero uno della General Motors, consapevole che il mercato a stelle e strisce ha ormai superato il picco del ciclo . In pratica, le immatricolazioni sono viste in progressivo rallentamento, come evidenzia anche il Global Outlook 2017 di AlixPartners. E se il 2017, per il Nord America è visto chiudersi con circa 17,1 milioni di unità vendute (dai 17,6 del 2016), nel 2018 il calo porterà le consegne a 16,6 milioni, per precipitare - secondo lo studio - nel 2019 a 15,2 e risalire gradualmente a 16,6 milioni nel 2023 e anche nel 2024. «Zero effetto Trump per il settore», commentano dalla società di consulenza. A compensare le perdite negli Usa saranno però l'Europa, grazie soprattutto alla Russia e alla Turchia, salvo problemi di carattere geopolitico, e la ripresa del Brasile. Dopo il crollo registrato nel 2016, a 1,9 milioni di unità vendute, il grande Paese sudamericano - come stima AlixPartners - crescerà anno dopo anno, arrivando a immatricolare 2,9 milioni di veicoli nel 2024, rimanendo però ancora lontano dai 3,6 milioni del 2013 e dai 3,3 milioni del 2014, l'ultimo anno d'oro prima della caduta verticale.