La Borsa vola, spread a 300 E il Tesoro fa il pieno coi Bot

Un governo non c'è ancora, la crisi morde più che mai e l'Italia - avvertono da Bruxelles - rischia di appestare l'intera eurozona. E Piazza Affari, che fa? Vacilla? Crolla? Macché: vola, sfiorando un rialzo del 2,2% che è perfino poca cosa se paragonato all'exploit dei titoli bancari (+5,7% l'indice di categoria). In apparenza, un mondo rovesciato. Eppure, la corsa al recupero della nostra Borsa (perché di questo si tratta dopo le recenti sberle), accompagnata ieri dagli strappi in alto degli altri mercati, ha una sua logica. Anzi, più di una.
Cominciamo dai motivi più legati a casa nostra. Ieri lo spread Btp-Bund è brevemente rientrato al di sotto dei 300 punti base, e al tempo stesso il Tesoro ha fatto il pieno collocando Bot trimestrali e annuali per 11 miliardi di euro. Il rendimento degli 8 miliardi di Bot annuali è sceso sotto l'1% (allo 0,922%) dall'1,28% della precedente asta. La domanda è stata pari a 1,64 volte l'offerta. Il tasso dei tre miliardi di Bot trimestrali si è collocato allo 0,243%, nuovo minimo storico, in netto calo rispetto allo 0,765% dell'emissione di ottobre. La domanda è stata pari a 1,87 volte l'offerta.
Insomma, un ottimo viatico in vista dell'asta odierna del Btp a 3 anni e del Btp Italia di lunedì prossimo, ma anche la conferma di un quadro che vede gli investitori, e gli speculatori, tornare a caccia del rischio, degli alti rendimenti grazie alla liquidità senza precedenti messa in campo dalle banche centrali. Che dà tempo ai governi allentando la morsa dei differenziali di rendimento. Il rischio, già sottolineato da più di un economista, è legato alla formazione di bolle. In particolare, le manovre di quantitative easing decise dalla Federal Reserve esporrebbero gli Stati Uniti a questo pericolo. Ma Wall Street non sembra curarsene, visto che ieri lo S&P 500, per il secondo giorno di fila, ha raggiunto livelli intraday record. Gli investitori sembrano ignorare le divisioni all'interno della Fed, come emerso dai verbali della riunione di marzo, dal momento che ritengono che le recenti battute d'arresto segnate dalla ripresa del mercato del lavoro Usa costringeranno la Banca centrale a non mutare orientamento, almeno nel breve periodo.
La Borsa Usa ha contribuito, dunque, a dare ulteriore spinta a Piazza Affari, ma la danza al rialzo è condotta soprattutto dalle banche centrali. Oltre al quantitative easing della Fed, la banca centrale giapponese ha annunciato l'intenzione di comprare 7.500 miliardi di yen al mese per due anni. Uno stimolo monetario "massiccio", per uscire da 20 anni di deflazione, che per dimensioni non ha precedenti fra i maggiori Paesi industrializzati. Il governatore Haruhiko Kuroda ha aperto a nuove misure, se necessarie, anche oltre la scadenza dei due anni. Un «gigantesco esperimento» secondo Moody's. Anche la Bce gioca la sua partita: «Siamo pronti ad agire», ha promesso il presidente Mario Draghi la scorsa settimana, che già fornisce liquidità illimitata alle banche. E dove si dirige questa massa di denaro senza precedenti? Diversi analisti, come Philip Tyson di Icap, parlano di fondi assicurativi pronti a dirigersi verso il debito europeo.