Le Borse falliscono il rimbalzo Spagna, manovra da 40 miliardi

Rimbalzo fallito. Dopo la batosta di mercoledì, costata all'Europa oltre 133 miliardi di euro in termini di capitalizzazione, le Borse sono rimaste ieri sulla difensiva, con movimenti a scartamento ridotto che hanno alla fine determinato solo aggiustamenti frazionali degli indici. Se proprio si vuol vedere il bicchiere mezzo pieno, allora si può dire che i mercati hanno resistito alla tentazione di aggiungere perdite alle perdite e che le tensioni sugli spread si sono perlomeno attenuate. Il differenziale Btp-Bund è sceso infatti a 366 punti (dai 375 dell'altroieri), per effetto del discreto risultato dell'asta in cui il Tesoro ha collocato complessivamente 5,65 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni riuscendo a spuntare un calo dei tassi (al 4,09% quello dei quinquennnali, al 5,24% quello dei decennali). Via XX Settembre ha così coperto l'81% del fabbisogno 2012. Non male, ai tempi della crisi del debito sovrano.
Del resto, come ricorda il Fondo monetario internazionale in un capitolo del World Economic Outlook, la riduzione del debito «è una maratona, non uno sprint». Tempi dunque forzatamente lunghi per aggredire il Moloch delle economie avanzate. Anche se il caso dell'Italia negli anni '90 dimostra come «una modesta riduzione del debito sia possibile anche senza forti tassi di crescita». Il problema, ora, è che molti Paesi dell'euro zona non possono contare neppure su uno sviluppo anemico. La recessione morde sempre di più, e i segnali di un rallentamento globale sono ormai evidenti tanto nelle nuove misure di stimolo economico che la Cina si appresta ad adottare, quanto nella revisione al ribasso del Pil Usa nel secondo trimestre (da +1,7 a +1,3%) che ha bloccato ieri qualsiasi velleità di recupero dei mercati (Milano ha chiuso con uno striminzito rialzo dello 0,27%).
Resta così aperto l'interrogativo se la crescita sia coniugabile con le misure di austerity rese necessarie dal risanamento dei conti pubblici. La Spagna, dove pur la recessione si sta aggravando, ha infatti varato ieri una manovra che prevede per il 2013 tagli al bilancio per 40 miliardi e una sforbiciata al budget dei ministeri che sfiora il 9%. «Questa è una manovra in tempi di crisi, ma anche per uscire dalla crisi», ha detto il vice premier, Soraya Saenz de Santamaria. Bruxelles applaude («Passo importante», secondo il commissario Ue, Olli Rehn), un gesto certo non condiviso dagli indignados protagonisti mercoledì di sconti di piazza con la polizia. Il malcontento sociale cresce, la fuga di capitali continua (altri 500 miliardi di euro “espatriati“ in agosto), mentre Madrid non si decide a chiedere soccorso («Stiamo ancora valutando le condizioni di una possibile richiesta di aiuti», ha ribadito il ministro dell'Economia, Luis de Guindos). Il Paese iberico vuole sapere fino a che punto può spingersi la Bce nell'acquisto di Bonos (spread in calo ieri a 448 punti). Finora, però, non ha ottenuto nessuna risposta da Mario Draghi, che il prossimo 24 ottobre sarà ospite del Bundestag.
E tra le proteste sempre più violente di una popolazione stremata dai tagli, i tre partiti della coalizione governativa greca hanno intanto trovato ieri un'intesa sui «punti principali» delle nuove misure di rigore per un totale di oltre 11,5 miliardi nel 2013 e 2014.