Le Borse vanno al test della paura

Gli analisti prevedono mercati ancora molto nervosi, ma gli hedge tornano a comprare. Parola a Draghi

L'attesa degli operatori è che i fondi sovrani dei Paesi Opec continueranno a scaricare azioni sulle Borse mondiali per fare cassa e rimediare ai buchi di bilancio lasciati dal mini-petrolio. I listini resteranno quindi molto nervosi, senza una vera direzione, e senza rete rispetto a possibili nuove correnti di vendita da parte dei fondi costretti a mettersi a indice per evitare di compromettere il risultato dell'intero anno. C'è un dato, tuttavia, poco conosciuto: secondo alcune stime, più della metà dei principali hedge fund hanno già fatto ripartire acquisti selettivi per sfruttare prezzi a volte talmente nella polvere da riflettere una recessione che invece ancora non si vede.Più che chiedersi se questa mattina proseguirà il rimbalzo di venerdì (Ftse Mib ha recuperato il 4,7%; l'Eurostoxx 50 il 2,8%) o invece tornerà l'incubo (da inizio anno Milano resta in rosso del 22%), gli analisti scrutano quindi le mosse della Banche centrali. Nella speranza che la Bce e la Federal Reserve trovino l'antidoto contro una «crisi di sfiducia oggi complessiva e generalizzata», ma che non ha riscontro nei fondamentali dell'economia», sottolinea il direttore investimenti di Banca Generali, Claudia Vacanti. «Mi aspetto che il mercato individui una base comune per far prevalere la razionalità sull'emozione», prosegue l'esperta di Banca Generali, guardando anche al vertice dei capi di governo europei che inizia giovedì. Perché in caso contrario aumenterebbe il pericolo che «la tempesta dei mercati filtri nell'economia reale». E a quel punto tornerebbe la recessione: la stessa Claudia Vacanti considera peraltro quasi scontato che molte previsioni macroeconomiche saranno da rivedere al ribasso, perché famiglie e imprese sono molto lente nel far ripartire consumi e investimenti. Un rischio, questo, ben chiaro a Mario Draghi che oggi pomeriggio prenderà la parola davanti al Parlamento europeo, tanto che alcuni sognano un nuovo atto di forza, come quello che nel 2012 salvò la tenuta dell'Eurozona, questa volta per puntellare le banche dall'incubo crediti deteriorati e bail-in. Stando alle ultime trimestrali di Piazza Affari, gli istituti di credito stanno peraltro dando segni di ripresa. O che almeno Draghi riesca a calmierare il terrore degli operatori. Il primo test sarà comunque già in mattinata, con la reazione delle Borse asiatiche all'annuncio della bilancia commerciale della Cina (Shanghai è stata chiusa per il Capodanno cinese), cruciale per carpire lo stato di salute di Pechino e se continuerà a svalutare o meno il suo yuan. La Cina ha intanto aperto alle famiglie la possibilità di comprare tutti i tipi di bond. La crisi del Dragone è il secondo mostro che toglie il sonno alle Borse insieme, appunto, al mini-petrolio. Ma, fanno notare nelle sale operative, basterebbe che l'Opec interrompesse la battaglia contro lo shale oil americano e riducesse la produzione perché il greggio torni a oltre 40 dollari. E i fondi sovrani non fossero costretti a vendere azioni in saldo.

Commenti

liberalone

Lun, 15/02/2016 - 10:09

Sembra che l'altro giorno Sala avesse i calzini spaiati, uno bianco e uno blu.