Bpm, Bonomi al sindacato: «Senza spa la banca muore»

Il passato di Bipiemme, cioè la sua natura «popolare», potrebbe continuare a essere il suo futuro. Il presidente del cdg di Bpm, Andrea Bonomi, sta cercando di prospettare un nuovo orizzonte, con la trasformazione in una spa ibrida, e oggi in assemblea si giocherà il primo tempo di una sfida difficile.
Per questo motivo, mercoledì scorso il numero uno di Investindustrial ha inviato una lettera ai vicepresidenti del cds della banca, Giuseppe Coppini e Umberto Bocchino. Il piano alternativo alla spa per Bpm (denominato «L'idea») «ha già creato irreparabili danni, anche per quanto riguarda la probabilità di successo dell'aumento di capitale» - finalizzato al rimborso dei 500 milioni di Tremonti bond - perché gli istituti del consorzio di garanzia «cominciano» a preoccuparsi. Le spaccature del cds sul bilancio (passato con 10 voti a favore su 18) e la presentazione del «piano-B» da parte dei tre consiglieri (Cavallari, Cafari Panico e Castoldi) sono culminate nelle dimissioni del presidente Annunziata e di due componenti in quota Investindustrial. Per Bonomi e tutto il cdg si tratta di atti che minacciano «la sana e prudente gestione, rischiando di porre a repentaglio le misure programmate per rafforzare la banca». Ecco perché una copia degli atti è stata inviata a Bankitalia.
La replica del cds non si è fatta attendere: «Non spetta al cdg valutare il nostro operato né opinare sul rapporto fiduciario che lega i consigli giacché la sorveglianza risponde ai soci che l'hanno eletta con il voto assembleare e da cui è legittimata».
Si tratta della seconda lettera recapitata dal finanziere nel corso della settimana. La prima era stata indirizzata ai dipendenti-soci affinché nell'assemblea di oggi agevolassero il cambiamento (nella forma della modifica statutaria che apre al voto telematico). Bonomi è convinto che la «vecchia» Bpm stia cercando di bloccare l'evoluzione dell'istituto all'insegna della difesa del modello cooperativo. Di certo, i sindacati bancari - da sempre vero socio «forte» della banca - che dopo l'arrivo di Bonomi erano andati in ordine sparso, ora si sono ricompattati. E l'esposto a Bankitalia, che il cds ieri era stato chiamato a valutare per l'iniziativa autonoma dei tre consiglieri, sottintende l'intento di spezzare questi legami. Si va invece verso l'assemblea del 22 giugno, invece, per l'integrazione del cds.
Il segretario della Uilca, Massimo Masi, ieri ha definito la lettera di Bonomi ai dipendenti «un chiaro segnale di scontro, un'iniziativa sconcertante e offensiva». Il segretario della Fabi, Lando Sileoni, sul Giornale ha bollato il progetto della spa ibrida come «non utile alla banca». Si tratta di organizzazioni schierate su fronti opposti all'insediamento di Bonomi; oggi sono dalla stessa parte.
Ma l'erede della dinastia che creò Bi-Invest non si dà per vinto. Ha proposto il cambiamento e non intende cercare un facile compromesso. Dall'altra parte dello steccato, si contesta che la trasformazione in spa consente di «monetizzare» più facilmente un investimento rispetto ai meccanismi cooperativi. Ma a contare, in assemblea, sono i numeri. Quelli dei risultati aziendali (con un utile operativo 2012 in crescita del 66% ). E anche quelli dei voti che, tra voto capitario e deleghe in mano al sindacato, non sembrano benevoli.
Nel mondo delle Popolari, poi, prevale la linea «continuista». In primis a Bper e Ubi dove il neo presidente Andrea Moltrasio ha ribadito che l'istituto «non ha intenzione di cambiare forma societaria».