Bpm, la doppia battaglia verso la spa

Andrea Bonomi non farà passi indietro ma, a meno di interventi di forza da parte di Bankitalia, il sentiero da percorrere per portare la Banca Popolare di Milano a diventare una «spa ibrida» appare molto stretto. Bonomi sta infatti combattendo in contemporanea su due fronti. Il primo, interno, è quello composto dai dipendenti e dai pensionati di Bpm che, con le loro cinque deleghe, sono stati determinanti nell'assemblea che sabato ha bocciato la proposta del vertice di introdurre il voto a distanza. Quest'ultimo era la leva per scardinare gli attuali equilibri di Piazza Meda e quindi preparare il viatico al progetto Spa che sarà discusso il 22 giugno.
Non per nulla al termine dei lavori assembleari, nella sala punteggiata di teste canute, era palpabile la soddisfazione tra quanti erano riusciti a catalizzare il consenso della base rimasta orfana dell'Associazione Amici. Il secondo avversario è poi lo stesso mondo delle popolari che, anche per istinto di autoconservazione, guarda con malcelata freddezza al progetto spa di Bpm e ha già levato più di una voce a difesa del modello. Una posizione che i sindacati non possono trascurare, stanti le crepe che si aprirebbero nel sistema: la Fiba di Giuseppe Gallo e la Fabi di Lando Sileoni, registi della ritrovata unità di Bpm,lo hanno detto con chiarezza. La mediazione riparte da qui e un incontro potrebbe esserci in settimana. I sindacati chiedono di salvare la coop ma sono pronti a discutere della governance, in pratica a rottamare l'assetto duale. Al tavolo, oltre a Bonomi (che ha la gestione ma rischia di rimanere isolato) e ai sindacati (che hanno il controllo dei voti in assemblea), c'è però il mercato, che deve ingoiare 500 milioni di ricapitalizzazione per il rimborso dei T-Bond. Cui si aggiungono come osservatori Bankitalia e la politica. Questa mattina vedremo la reazione della Borsa, intanto Bonomi prosegue l'offensiva a favore della spa sul web con il nuovo sito di Bpm (www.ilfuturoedichivota.it).