Bpm si divide sul ruolo di Castagna

Dopo un mese di travaglio, Banca Popolare di Milano si affida all'ex direttore generale di Intesa Sanpaolo, Giuseppe Castagna. Chi conosce Piazza Meda descrive l'arrivo del nuovo capo azienda, che avrà un mandato di tre anni, come un «passo laterale» rispetto alla gestione di Andrea Bonomi. Una «discontinuità nella continuità» nel percorso di rilancio impostato dal capo di Investindustrial insieme all'ex ad Piero Montani.
In Bipiemme però (quasi) tutto si rivela più complesso del previsto. Così ieri i comitati nomine e remunerazioni sono inciampati sul contratto di Castagna, obbligando i consiglieri di sorveglianza a far slittare alla serata l'ok al nuovo consiglio di gestione, che solo martedì prossimo formalizzerà l'incarico all'ad.
I legali hanno dovuto sistemare diversi tasselli, tra cui la remunerazione del top banker: fino a 1,6 milioni, di cui la metà legati alla parte variabile. Questa scatterà al raggiungimento del budget e in ragione di alcuni benchmark posti da Bankitalia al sistema. Castagna ricoprirà anche la carica di direttore generale, facendo quindi cadere l'eventualità di una promozione interna. Mentre le diplomazie erano ancora chine a limare l'accordo, la Borsa ha però visto Muzinich spedire, con un anticipo poco elegante, le proprie congratulazioni al banchiere, che peraltro lavorava per la stessa società di consulenza.
La prossima settimana, quando Castagna prenderà posto nel suo ufficio al primo piano di Piazza Meda, troverà due grandi problemi irrisolti: l'aumento di capitale da 500 milioni e la riforma della governance, necessaria ad agevolare lo stesso rafforzamento patrimoniale. Due punti molto cari alla Vigilanza, in seno alla quale sarebbe nata la stessa idea di affidare la presidenza di Bpm a Piero Giarda, poi caldeggiata anche da alcuni signori delle Popolari per disinnescare il «caso Milano».
La «legislatura» Giarda è stata condivisa dai leader dei sindacati nazionali. Questi ultimi - a partire dal capo della Fabi, Lando Maria Sileoni - sono ora «garanti» in senso lato del percorso per emancipare definitivamente Bipiemme dalla vecchia guardia dei dipendenti-soci, che si rifaceva all'ex «Associazione Amici». Centrale sarà vedere che cosa ne sarà dei manager inseriti dall'esterno durante la presidenza Bonomi: in Piazza Meda si accavallano voci che indicano una parte della base in pressing per ottenere le «liste di proscrizione» contro la prima linea. In attesa di Castagna, Giarda avrebbe comunque già assicurato l'appoggio per la continuità. In Bpm non c'è, infatti, altro tempo da perdere, dopo il mese andato in fumo per il passaggio di consegne. Castagna dovrà, in particolare, stendere il nuovo piano industriale: secondo indiscrezioni, Montani, prima di trasferirsi a Carige, aveva pensato di prolungarne il raggio d'azione di un anno, dal 2015 al 2016. Un modo anche per «assorbire» la più che probabile contestuale revisione degli obiettivi annunciati nel 2012, visto che la recessione in Italia si è rivelata più dura del previsto. Dovrà poi essere scritto il destino della controllata Webank, da mesi oggetto di un'ispezione di Bankitalia, per cui potrebbe prospettarsi una integrazione nella capogruppo. Così come si stavano soppesando gli asset immobiliari, a partire dalla sede di Piazza Meda, considerata bisognosa di una ristrutturazione sia di utilizzo sia di carattere funzionale. Sul fronte della rete (con l'avvio del modello hub and spoke) e su quello del personale (già 600 gli esodi sui 700 previsti) la maggior parte del lavoro sarebbe invece ormai concluso.