Bruxelles punta i piedi sulla bad bank

La commissaria Ue alla concorrenza, Vestager, gela il Tesoro: «Non siamo vicini a un accordo»

Sulla bad bank italiana «non siamo in alcun modo vicini alla conclusione». La commissaria europea alla concorrenza, Margrethe Vestager, ha risposto così ieri a chi gli chiedeva lumi sullo stato di avanzamento delle trattative tra Bruxelles e Roma. Trattative che ormai vanno avanti da mesi e che sembravano in dirittura d'arrivo. Lo stesso ministro dell'Economia, Piercarlo Padoan, da Cernobbio aveva lasciato filtrare ottimismo: «L'idea della bad bank non è stata accantonata, stiamo identificando gli strumenti per permettere alle garanzie statali di operare. Siamo ai colloqui finali con la Commissione in questi giorni e pensiamo di risolvere presto i problemi tecnici». Lo stesso Padoan che a fine agosto aveva sottolineato come sul fronte delle riforme per il sistema bancario, ora manchi «solo un tassello e cioè un operatore di mercato capace di gestire crediti in sofferenza per liberare le banche italiane da questo peso, eredità di una crisi molto lunga». Ieri, però, è arrivata la doccia fredda dalla Vestager. Proprio alla vigilia della sua visita nella Capitale dove fra oggi e domani incontrerà oltre a Padoan anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco.

Ma perché Bruxelles punta i piedi? Proviamo ad azzardare qualche ipotesi. La prima è che la Commissione Ue abbia poco gradito le dichiarazioni da «bullo» che Renzi ha fatto nei giorni scorsi dopo l'annunciata riduzione delle tasse sulla casa («Non ce lo facciamo dire dall'Unione europea cosa tagliare o no»). E che ieri si arrivata la «ritorsione», mandando avanti la Vestager a chiarire chi comanda davvero.

La seconda, ci viene suggerita dall'economista Mario Seminerio che sul blog Phastidio.it ieri ha puntato il dito sul tentativo del governo Renzi di creare un «mercato artificiale» per le sofferenze bancarie, cioè di calcolare il loro prezzo «teorico» in assenza di scambi effettivi, piuttosto di lasciar decidere il mercato vero. E la soluzione potrebbe essere non gradita alla Commissione Ue che si sarebbe chiesta: perché usare una struttura di garanzie pubbliche quando il prezzo può e deve essere fissato dal mercato? Soprattutto ora che quello dei crediti deteriorati sta riprendendo vita. La holding delle Bcc, Iccrea, ha messo in vendita circa 500 milioni di crediti deteriorati ( npl ) e in corsa per l'acquisto ci sarebbero già Fbs, Primus Partners e Fortress. Quest'ultima, secondo indiscrezioni raccolte dal Giornale , starebbe trattando anche sulle sofferenze di Mps che punta a cedere entro fine anno un pacchetto di npl da 1,8 miliardi di euro come parte del piano volto al rafforzamento del capitale.

Di certo, l'esito del negoziato sulla bad bank è funzionale all'accelerazione di altri eventi cruciali per il futuro del sistema: dal risiko delle Popolari (i concambi delle eventuali fusioni possono cambiare se viene, o meno, creato il veicolo cui destinare i crediti non più esigibili dalle banche coinvolte nelle nozze) al salvataggio del Montepaschi, che una volta «ripulito» dai crediti deteriorati può diventare un preda assai più appetibile sul mercato.

Nel frattempo, secondo i dati Bankitalia, a luglio l'aumento delle sofferenze a livello di sistema è stato più contenuto rispetto al mese precedente: il tasso di crescita sui dodici mesi è risultato pari al 14,3% (14,7% a giugno). Basterà per convincere la Vestager?

Il tasso di crescita delle sofferenze bancarie registrato a luglio da Bankitalia (14,7% a giugno)