C'è ancora nebbia fitta sui futuri modelli Fca Il rebus del terzo socio

Alfa Giulia e Stelvio non bastano per essere competitivi. Attese a Pomigliano e Mirafiori

All'Auto Show di Detroit, in programma dall'8 al 22 gennaio, sugli stand di Fca non si parlerà solo di mercato americano e dell'imminente presidenza Trump, della ricerca del terzo partner (più di un analista ritiene che non ci siano possibilità di successo), del nodo emissioni e delle strategie sulla guida autonoma. Oltre alle impressioni dopo il lancio, nei primi giorni del nuovo anno al Consumer Electronics Show di Las Vegas, sul concept full electric di Chrysler Pacifica, argomento di discussione sarà il portafoglio di novità con il quale il gruppo affronterà il futuro. E, in particolare, dove questi prodotti saranno realizzati e quanto peso avrà, in proposito, il polo italiano di Fca.

Dopo Alfa Romeo Giulia e la ventilata versione Sportwagon prevista per fine 2017, importante per il segmento di riferimento anche in chiave flotte, il crossover Stelvio e la nuova Jeep Compass, entrambi in fase di lancio ed esposti a Detroit, l'unico modello che sembra già essere confermato è la nuova Fiat 500, in arrivo però tra il 2019 e il 2020.

Di ufficiale, come riferito mesi fa dall'ad Sergio Marchionne alla presentazione dell'aggiornamento del piano industriale, c'è che la gamma Alfa Romeo (quattro modelli ancora) sarà completata entro il 2020 e non più entro il 2018. Considerato che lo stesso Marchionne dovrebbe passare il testimone in occasione dell'assemblea di Fca del 2019, tra i sindacati e gli stessi lavoratori del gruppo è palpabile una certa preoccupazione. Il 2019, in pratica, è dietro l'angolo e a Marchionne si chiede chiarezza sui nuovi prodotti e soprattutto sulle fabbriche che li assembleranno. Per ora, infatti, si parla solo di restyling (il Grand Cherokee Model Year 2017, ora anche nella versione «estrema» Trailhawk; la Fiat 500L prima dell'estate), serie speciali (la 500 per i suoi 60 anni) e personalizzazioni varie. Nulla, invece, si sa sulla nuova Panda (se ne dovrebbe parlare tra il 2019 e il 2020) e se sarà ancora prodotta a Pomigliano d'Arco oppure, come mormora qualcuno, verrà dirottata in Polonia. Sindacati e azienda hanno in agenda alcuni incontri: il primo tra il 19 e il 20 gennaio con il comitato europeo di Fca, presente il coo Alfredo Altavilla, quindi in febbraio con lo stesso Marchionne, e il 31 marzo sulle prospettive dello stabilimento campano. Sotto sotto a Pomigliano si spera in una nuova linea Alfa Romeo - e sarebbe un ritorno del marchio del Biscione - ma indiscrezioni vi danno per improbabile la produzione della futura Giulietta: nel caso dovesse essere approvato il progetto, il modello dovrebbe rimanere a Cassino. Ma è spuntata anche un'ipotesi Jeep (Compass). Una riconversione di Pomigliano comporterebbe, ovviamente, un forte investimento: da potenziare sarebbero soprattutto la lastratura e la verniciatura. Anche da Mirafiori, dove nascono Maserati Levante e Alfa Romeo MiTo, si attendono conferme sulla nuova ammiraglia Alfa Romeo.

A queste incertezze, e alla necessità di chiarimenti, si somma poi il ritorno di fiamma della Fiom che ha contestato il criterio dello spostamento temporaneo (retribuito mediamente con 550 euro mensili) di 500 lavoratori da Pomigliano a Cassino, come da accordi tra gli altri sindacati e la stessa Fca.