Caio svela le sue Poste Attesi tagli e più banca

Oggi in consiglio il nuovo piano industriale A rischio 600 sportelli, il nodo degli addetti

Per Poste Italiane inizia la rivoluzione targata Francesco Caio. A sette mesi dalla nomina, oggi il nuovo amministratore delegato presenterà, prima in consiglio, e poi a stampa e sindacati, il piano industriale messo a punto per rilanciare l'azienda e avviarla alla quotazione in Borsa. Il piano di sviluppo al 2020 trasformerà ulteriormente la società dopo il rilancio realizzato da Corrado Passera prima, e da Massimo Sarmi poi: interventi che hanno accostato alla razionalizzazione delle spese, un ampliamento dei servizi (come il Banco Posta) trasformando il gruppo nella prima banca d'Italia per diffusione e numero di sportelli. Una «mutazione genetica» per un gruppo storicamente considerato un carrozzone di Stato e che oggi - secondo Fortune - supera rivali come Deutsche Post Dhl, China Post, Japan Post, Royal Mail e Le Post. Quali passi ha dunque progettato il nuovo corso targato Caio-Todini? L'obiettivo è la quotazione in Borsa e dunque la massima valorizzazione della società. Il governo Renzi ha, infatti, bisogno di portare a termine l'Ipo del 40% del gruppo per ridurre il debito e non può permettersi altri rinvii dopo quello di questa estate. Il piano industriale prevederebbe una razionalizzazione su due fronti: la chiusura di 500-600 sportelli sugli attuali 13mila. Questo, secondo indiscrezioni, potrebbe comportare una serie di potenziali esuberi. A ottobre Poste aveva smentito le voci che li quantificavano in 15mila-20mila su un totale di 143mila addetti. Tuttavia, il piano prevederebbe comunque uno snellimento dell'organico prima della privatizzazione. Se non con licenziamenti veri e propri, con l'uso di ammortizzatori sociali o riqualificazione interna. Poste dovrebbe poi puntare a un rafforzamento dei conti correnti di BancoPosta e potrebbe mettere in vendita la Banca del Mezzogiorno. Intanto pochi giorni fa Caio ha portato a casa una nuova convenzione con la Cdp per il risparmio postale. L'accordo sale da 3 a 5 anni e prevede nuovi investimenti per ampliare i servizi associati a buoni e libretti. Un rafforzamento nel risparmio che insieme al nuovo ruolo di bancassurance, con una rete tanto capillare di sportelli da fare concorrenza alle banche, proietta Poste verso l'Ipo forte del recente aumento delle tariffe e di una quota strategica (19%) in Alitalia-Etihad (a breve è atteso il via libera dell'Europa all'alleanza). Dopo tutto su 26 miliardi di ricavi, il business ordinario (postale) vale solo 4,6 miliardi. Troppo poco perché in vista dell'Ipo - dalla quale il governo si aspetta 4-5 miliardi - Caio non punti tutto sui nuovi business.