Cairo prende il comando della Rcs

L'editore di La7 è il nuovo presidente e ad: «C'è molto da fare, la velocità è tutto»

Cinzia Meoni

A Rcs arriva Urbano Cairo come presidente e capo azienda. Dopo un chilometrico e sofferto cda, in cui a tratti l'accordo per il ricambio al vertice sembrava potesse saltare, il vertice del gruppo del Corriere della Sera ha aperto le porte, per cooptazione, ai rappresentanti di Cairo, nuovo azionista di riferimento con il 60% raccolto con un'offerta pubblica di acquisto e scambio. Piazza Affari ha premiato Cairo Com con un rialzo dell'1,5% a 3,8 euro, mentre Rcs è calata a 0,73 euro (-8,1 %).

Oltre allo stesso proprietario di La7, che prenderà su di sé le deleghe operative di Rcs, nel board della Rizzoli entrano anche Marco Pompignoli e Stefania Petruccioli, entrambi già seduti nell'esecutivo del gruppo di Cairo Com. A uscire invece sono stati Maurizio Costa (presidente), Laura Cioli (ad) e Gerardo Braggiotti. Rimarranno, oltre Stefano Simontacchi, già in quota Cairo, tre consiglieri della vecchia formazione (Mario Notari, Teresa Cremisi e Tom Mockridge) e i due rappresentanti dei fondi Paolo Colonna e Dario Frigerio. Le nomine saranno poi ufficializzate dall'assemblea convocata il 26 settembre che dovrebbe rinnovare l'intero vertice.

«Sarò presidente e ad, c'è da lavorare velocemente», ha dichiarato Cairo al termine dei lavori, ringraziando poi i tre consiglieri che si sono dimessi per una «disponibilità che non era scontata». Nel pomeriggio, in effetti, si erano persino diffuse indiscrezioni secondo cui gli azionisti storici del Corriere, che avevano lanciato un'Opa antagonista all'offerta di Cairo, avrebbero tentato di convincere i consiglieri di Rcs a non rassegnare le dimissioni richieste da Cairo. L'indiscrezione è però stata ufficialmente smentita da Imh, la cordata formata da Andrea Bonomi Mediobanca, Unipol, Pirelli e Diego Della Valle.

La saga per il controllo di Rcs non è comunque ancora finita. Sebbene Cairo abbia vinto sia dal punto di vista del controllo azionario sia, da ieri, di quello gestionale, la battaglia prosegue sul terreno legale. Il 30 agosto si pronuncerà, infatti, il Tar sul ricorso presentato da Imh, contro la mancata sospensione dell'offerta di Cairo richiesto a Consob. Un ricorso a cui il Tar ha già comunque negato la concessione della misura cautelare richiesta, aderendo quindi alla posizione di Consob. Non solo. La Procura di Milano ha aperto un fascicolo contro ignori per aggiotaggio e ostacolo all'attività di vigilanza. «So che abbiamo operato in maniera limpidissima, impeccabile e trasparente. Da questo punto di vista sono tranquillo» ha dichiarato Cairo a chi gli chiedeva se temesse strascichi legali. Ma, in questa escalation giudiziaria, non è escluso che anche Cairo possa agire.

Nel frattempo al Corriere c'è da fare e Cairo non ha mai nascosto di aver fretta di avviare i lavori «con l'obiettivo di accelerare la ristrutturazione operativa di Rcs, sfruttando anche le possibili sinergie, e proseguirne il turnaround». L'ingresso dell'imprenditore nel cda avviene peraltro nel giorno in cui Via Solferino è tornata in utile dopo tre anni e mezzo di conti in profondo rosso. Il secondo trimestre dell'anno infatti, anche grazie alla vendita dei Libri, si è chiuso con un utile di 19,9 milioni (nel semestre il risultato è negativo per 2,1 milioni), dai 60,2 milioni di rosso del 2015. Cairo Com a sua volta ha chiuso il semestre con un utile di 4 milioni (da 5,5). «Lascio una azienda più solida e pronta ad affrontare da leader ogni sfida di mercato», ha detto Laura Cioli, a cui è stata riconosciuta una buona uscita di 3,75 milioni. «È un punto di partenza. Adesso dobbiamo cercare di continuare accelerando il più possibile, perché la velocità è tutto», ha concluso Cairo.