Cairo scopre le carte: «Ho il 3% di Rcs»

«È una piccola partecipazione, circa il 2,8%, l'operazione di un editore puro che crede nell'editoria: ho voluto dare un contributo anch'io». Urbano Cairo l'ha descritto così il suo ingresso nel parterre dei soci di Rcs con una quota del 2,82%, rilevata in parte sul mercato (200mila titoli) e in parte comprando diritti inoptati con cui ha sottoscritto 11,7 milioni di azioni investendo poco più di 14,8 milioni di euro.
Analogamente importante è il fatto che la quota sia stata acquisita a titolo personale attraverso la società U.T. Communications e non attraverso la quotata Cairo Communication attraverso la quale ha comperato da TiMedia l'emittente La7 per un milione di euro e con un dotazione di patrimonio netto da 88 milioni. Liquidità comunque vincolata contrattualmente al risanamento della ex controllata di Telecom.
«Entro in punta di piedi, con molto rispetto per chi c'è già», ha detto l'editore. Di fatto ribaltando le dichiarazioni della scorsa settimana (e «spiazzando» alcuni pattisti) con le quali, pur senza smentire l'interessamento, aveva precisato di non voler entrare in Via Solferino. Il 2,82% di Rcs, per quanto rilevante, non è una quota che consente di ribaltare gli assetti post-aumento del gruppo guidato dall'ad Pietro Scott Jovane nel quale Fiat, Mediobanca e Intesa Sanpaolo rappresentano oltre il 42% di un patto che ha il 63,4% circa.
E lo stesso Cairo ha fatto intendere come sia prematuro affrontare il discorso alleanze. «Sono indipendente come sempre e non sono stato spinto da nessuno. È stata una scelta spontanea che mi faceva piacere», ha dichiarato ricordando di essere «affezionato alla Rizzoli» che all'inizio della sua attività gli affidò la raccolta pubblicitaria di Tv Sette e Io Donna.
Insomma, la prima mossa è quella di non schierarsi apertamente né con il patto né con chi sta fuori dall'accordo parasociale, a partire da Diego Della Valle. «Ho solo visto un'opportunità, non so se entrerò in un futuro patto, vediamo». Occorre ricordare che lascorsa settimana l'editore aveva un po' celiato sul suo amico Mr. Tod's. «Sta arrivando sempre un po' dopo», aveva detto a proposito dello spiazzamento nei confronti di John Elkann che, con un blitz, aveva raddoppiato la quota di Fiat (e forse anche alludendo alla proposta arrivata fuori tempo massimo per l'acquisto di La7). Non a caso Cairo aveva precisato che «chi avrà più azioni conterà di più». Ma non è illogico ipotizzare che quel 2,82% potrà risultare utile per future sinergie - televisive (ma anche pubblicitarie) - con l'editore del Corriere. Tutto dipenderà dalla consultazione dei soci del patto (che non sarà allargata all'esterno) del 31 luglio e dalla loro eventuale disponibilità a rivedere un piano industriale che non è di semplice realizzazione.