Calenda punta i piedi su Stx «Il controllo vada all'Italia»

Per il ministro dello Sviluppo resta valido l'accordo sottoscritto ad aprile: «La maggioranza spetta a noi»

L'Italia prova ad alzare la voce nello scontro con i francesi sul controllo dei cantieri Stx da parte di Fincantieri.

Nel corso dell'incontro che si è tenuto lunedì scorso a Roma con il ministro dell'Economia Bruno Le Maire, il governo italiano ha detto di ritenere valido l'accordo di principio sottoscritto ad aprile tra il gruppo guidato da Giuseppe Bono e l'Eliseo sulla governance di Stx France.

Lo ha raccontato ieri il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, parlando a margine dell'assemblea annuale di Confcommercio. Calenda ha dunque puntato i piedi sull'intesa raggiunta con Holland che poi il successore Emmanuel Macron una settimana fa ha chiesto di rivederne i termini puntando il dito sull'eccessivo peso italiano nell'azionariato futuro.

«Si può discutere quale sia l'istituzione finanziaria più appropriata, ma non sulla nazionalità. L'accordo siglato parla testualmente di istituzione finanziaria italiana», ha detto ieri Calenda che lunedì si era confrontato con Le Maire insieme al ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan. Il 6 aprile scorso il governo francese aveva annunciato il raggiungimento di un accordo preliminare su Stx France, che assegnava a Fincantieri il 48% della società, a Fondazione Cr Trieste circa il 7%, alla francese Dcns il 12%, mentre lo stato francese avrebbe mantenuto l'attuale 33 per cento. Il 19 maggio Fincantieri ha poi annunciato di aver acquisito il 66,66% di Stx France dalla coreana Stx, in procedura fallimentare; parte della quota, secondo gli accordi, sarebbe dovuta essere ceduta alla fondazione triestina e Dcns. Lo stesso giorno l'ad del gruppo italiano, Bono, ha ricordato che la Francia aveva tempo fino a fine luglio per esercitare il diritto di prelazione o dare forza agli accordi già sottoscritti. Poi è partito il «siluro» di Macron. E le voci, rilanciate da Le Monde di un progetto alternativo studiato dalla nuova presidenza che consisterebbe nello «scartare la fondazione italiana, considerata da molti come un prestanome di Fincantieri». Al suo posto entrerebbero Msc Crociere e Royal Caribbean, principali clienti di Saint-Nazaire, che insieme potrebbero avere «circa il 10% de capitale». Dopo poche ore l'armatore italio-svizzero, Gianluigi Aponte, ha scoperto le carte, dichiarando di essere pronto a entrare con la sua Msc nel capitale dei cantieri Stx anche per evitare che gli italiani «trasferiscano la sua tecnologia all'estero». Il riferimento dell'armatore, sponsorizzato dall'Eliseo (ricordiamo che il capo di gabinetto di Macron, Alexis Kohler, è l'ex direttore finanziario proprio di Msc), è alla lettera di intenti firmata di recente da Fincantieri con China State Shipbuilding Corporation, gigante della cantieristica cinese, per creare un polo di costruzioni di navi civili nell'area di Shangai. «Il governo italiano ha commesso un grave errore autorizzando un'impresa pubblica a creare una società comune in Cina malgrado i nostri avvertimenti», ha tuonato Aponte lo scorso 2 giugno. E ora sulla stessa barricata sembrano essere saliti anche i giapponesi preoccupati degli eventuali risvolti di questa alleanza sul fronte della Difesa. «Una volta che i cinesi hanno imparato a costruire una sofisticata nave da crociera, il passo per fare una corazzata militare è breve», commenta una fonte diplomatica a il Giornale.

Nel frattempo, in Piazza Affari il titolo Fincantieri ha chiuso la seduta di ieri con un rialzo del 2,07% a 0,88 euro. Nell'ultimo mese, però, le azioni hanno risentito del braccio di ferro fra Roma e Parigi registrando un calo del 2,2 per cento.