Calvario in Borsa per le Pagine Gialle

Il titolo cede l'89% con l'avvio dell'aumento di capitale. I piccoli soci si appellano all'Authority Anticorruzione

Disastro Seat. Uno dei marchi simbolo del boom economico del Dopoguerra si schianta sull'onda dell'ennesimo tentativo di ristrutturazione. Il titolo non vale più neppure un quarto di centesimo. Il Borsa, infatti, il gruppo delle Pagine Gialle ha chiuso la seduta a 0,0022 euro con un crollo verticale dell'89%. E non è un'allucinazione frutto delle feste natalizie. «In apertura il titolo già teneva conto della maxi ricapitalizzazione, tramite conversione del debito in azioni, appena portata a termine», spiega un portavoce di Borsa Italiana, il quale ricorda come il prezzo di riferimento rettificato del titolo, comunicato in apertura di seduta da Palazzo Mezzanotte, fosse appunto pari a 0,02 euro.

Quella che ha debuttato ieri a Piazza Affari, di certo non sotto i migliori auspici, è stata infatti una società con un capitale quasi completamente rinnovato rispetto a venerdì scorso e meno debiti. Ai soci pre esistenti, infatti, è rimasto in mano un misero 0,25%. L'operazione, efficace da ieri, ha comportato, secondo i termini previsti dal concordato omologato dal Tribunale di Torino, l'assegnazione di 596 nuove azioni ordinarie per ogni euro di credito vantato dagli istituti di credito (a cui fa capo il 45,1% del capitale) e 466 nuove azioni ordinarie per ogni euro di credito vantato dagli obbligazionisti (che detengono ora il 54,6% del capitale). Il tutto, almeno in teoria, dovrebbe preludere ad un altro tentativo di rilancio, via web e social media, per la società torinese che prevede di chiudere l'anno con un fatturato di 400 milioni e margine operativo lordo di 32. Quanto al ritorno all'utile, non se ne parla prima del 2018.

Ma nulla sembra ormai in grado di convincere il mercato, come dimostra l'affondo di ieri in Borsa e la latitanza di analisti che coprano un titolo un tempo tra le blue chip di Piazza Affari. Quanto ai piccoli azionisti, nuovamente di fatto estromessi dal capitale del gruppo (quella operativa di ieri non è la prima conversione del debito in azioni), sono da tempo sul piede di guerra. Tanto che Ugo Scuro, avvocato che rappresenta alcune centinaia di piccoli ex azionisti Seat in numerose iniziative, ha scritto addirittura a Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Anticorruzione per richiedere un intervento. «Credo che si debba sollevare il caso e sollecitare la riflessione utilizzando tutti gli strumenti disponibili», spiega l'avvocato a il Giornale , nella speranza di far luce sugli aspetti ancora oscuri della vicenda che in undici anni ha travolto una società un tempo ricca di cassa e redditizia come appunto Seat.

In effetti, per i figli del boom economico, ma anche per la cosiddetta «generazione X» è quasi inconcepibile assistere, anno dopo anno, al lento ma inesorabile tracollo di una società come Seat artefice del libro più letto del Paese, le Pagine Gialle per l'appunto, temi preziosi che nell'era pre Internet contenevano l'intero scibile dell'area di residenza. I tempi oggi sono cambiati. Non si cerca più un indirizzo, che sia di un imbianchino o di un parrucchiere, sulle Pagine Gialle che, comunque, vengono ancora fedelmente recapitate casa per casa. Ma se il cartaceo più che un business maturo può ritenersi decaduto a tutti gli effetti, ciò non toglie che il gruppo goda di un brand ancora solido grazia a cui completare la metamorfosi. A dir la verità, nel corso degli ultimi anni, qualche tentativo nella giusta direzione è stato anche fatto. Ma il business, più che dall'avvento del web, è stato ucciso dalla finanza. La fine per Seat non è iniziata con la diffusione di Internet, ma con l'acquisto della società tramite un'operazione di leveraged buyout (ovvero a debito) del 2003 che ha dato il via, con il maxi dividendo distribuito nel 2004 ai fondi allora soci (per 3,6 miliardi), a un vero e proprio spolpamento degli asset del gruppo necessario. A quella operazione ne sono seguite altre e altre ancora, fino al dissesto che ha originato quest'ultimo tentativo di tamponamento che, quanto meno, ha però il pregio di rendere più leggera la struttura finanziaria delle Pagine Gialle.

Commenti

marygio

Mar, 23/12/2014 - 09:44

eh si...in italia abbiamo la consob che vigila...AHHHHHHHHHHHH....VEDI FONDIARIA VEDI MONTEPASCHI............AHHHHHHHHHHHH