Carige "costerà" 90 milioni a Generali, Unipol e Intesa

È la conseguenza della conversione dei bond, tra il 30% e il 70% del nominale, fissata dal piano di Fiorentino

Paolo Fiorentino

Il salvataggio di Carige «costerà» almeno 56 milioni a Generali che aveva investito 80 milioni di euro circa nell'emissione Tier I in scadenza nel 2018, 15 milioni a Intesa Vita che aveva investito 50 milioni in un'emissione di pari entità in scadenza nel 2020 e 22,5 milioni a Unipol, che aveva investito 75 milioni in ulteriore emissione. Ma, qualora l'operazione non andasse importo, il conto potrebbe salire. E non solo per i tre gruppi coinvolti che dovranno mettere mano al portafoglio per 90 milioni.

La ristrutturazione del debito con l'abbattimento dell'esposizione di Carige, attraverso la conversione di una emissione Tier 1 e tre emissioni Tier II in senior bond (il cosiddetto «Lme»), è uno snodo cruciale nel salvataggio della banca genovese che passerà poi da un aumento di capitale da 560 milioni (tre volte l'attuale capitalizzazione) e dalla vendita programmata di alcune attività. E anche qualora andasse tutto a buon fine, l'esito del salvataggio potrebbe non essere scontato. Lo ha detto la Bce, ricordando che potrebbe essere richiesto al gruppo guidato dall'ad Paolo Fiorentino un altro rafforzamento patrimoniale già a marzo.

L'operazione è stata lanciata ieri alla Borsa del Lussemburgo e preannunciata da un comunicato scarno e privo di numerosi elementi determinanti (dalla normativa applicabile, i termini e le date delle assemblee). In ogni caso, ricostruendo l'operazione con fonti societarie, si evince che il periodo di adesione dei sottoscrittori delle emissioni coinvolte vada dal 2 ottobre al 6 novembre. Carige offrirà il 30% del nominale sulla emissione Tier I da 160 milioni e il 70% del nominale sulle altre tre emissioni Tier II coinvolte. Per chi aderisce dopo l'11 ottobre l'offerta di conversione avverrà con una decurtazione del 5 per cento. Saranno poi convocate le assemblee dei possessori delle quattro emissioni obbligazionarie (in prima convocazione il 21 ottobre e in seconda il 6 novembre) per deliberare sull'Lme. Se la maggioranza qualificata determinata, a quanto pare, dal diritto inglese che regola il bond, approverà l'operazione, la conversione sarà obbligatoria per tutti sempre su una non meglio determinata prassi inglese che regola l'emissione. Finora solto Unipol ha lasciato intravvedere uno spiraglio per l'adesione all'operazione. È tuttavia probabile che anche Intesa Sanpaolo e Generali facciano di necessità virtù, nella speranza di limitare i danni. Il ricordo di Mps o delle Banche Venete è ancora troppo fresco per non essere influente. Il via libera dei tre gruppi sarà determinante: serve infatti, in prima convocazione in assemblea la presenza del 75% del capitale (il 25% in seconda convocazione) e l'assenso del 75% di quello intervenuto. Rimane, tuttavia, l'incognita relativa all'ultima emissione coinvolta.