Carige fa pulizia e ridisegna la rete

Il gruppo pronto a cedere 1,8 miliardi di deteriorati. Obiettivo, 163 milioni di utile

Camilla Conti

Liberarsi della zavorra delle sofferenze, cedendo 1,8 miliardi di crediti deteriorati tra il 2016 e il 2017 per poi fare rotta verso un utile di 163 milioni nel 2020 grazie anche al taglio di 106 filiali che porterà la rete a 500 sportelli. Sono queste le coordinate strategiche del piano industriale di Carige targato Malacalza approvato ieri all'unanimità dal consiglio di amministrazione.

Obiettivo: recuperare efficienza operativa e redditività con un focus sull'offerta per retail e pmi rafforzando il ruolo di banca commerciale di riferimento del territorio. La Bce aveva dato tempo all'istituto ligure fino al 30 giugno per approvare un nuovo business plan per il rilancio della banca e il via libera al documento è arrivato a poche ore dalla scadenza.

La banca genovese si è posta dei target da raggiungere nei prossimi quattro anni: ricavi a 827 milioni, costi operativi a 507 milioni e cost income al 61,4 per cento. La riorganizzazione delle risorse umane farà inoltre passare il personale del gruppo da 5.034 del 2015 a circa 4.520 nei prossimi quattro anni. Il piano si basa su assunzioni macroeconomiche conservative che stimano una crescita contenuta (Pil italiano +0,9% nel 2020), il persistere di un contesto di bassi tassi di interesse (Euribor 3 mesi negativo fino al 2019 e 0,7% nel 2020) e un +2,9% di concessione di nuovo credito al 2020. Il rafforzamento del bilancio avverrà tramite la dismissione di una parte di crediti deteriorati per circa 1,8 miliardi, di cui 900 milioni entro la fine del 2016. L'intervento contribuirà a riportare il peso del credito deteriorato a fine piano al 19,9% sul totale del credito. È prevista inoltre la partecipazione al programma «T-ltro2» fino a circa 3,4 miliardi nel 2016 e l'incremento delle emissioni di strumenti di debito wholesale. Tutti interventi che dovrebbero evitare una richiesta di liquidità al mercato: «Non sono previste nell'orizzonte del piano misure sul capitale», ha sottolineato l'ad Guido Bastianini, presentando il piano industriale agli analisti. Eventuali misure di questo tipo, ha aggiunto il manager, «saranno utilizzate solo qualora saranno ritenute necessarie». Bastianini ha infine annunciato la cessione della quota detenuta nella Banca d'Italia per la parte eccedente il 3% che in prospettiva non avrà più accesso al dividendo. Nel bilancio 2015, l'istituto ligure risulta titolare del 4,03% di via Nazionale, partecipazione iscritta a un valore di circa 302 milioni.

La famiglia Malacalza, primo azionista di Carige, aveva già iniziato a dare la propria impronta all'istituto genovese nei mesi scorsi sostituendo il presidente e l'ad e respingendo la proposta del fondo Apollo che voleva prendere il controllo attraverso l'acquisto dei crediti deteriorati. Ultima mossa, l'avvio di una azione legale nei confronti del precedente management e di Apollo per una richiesta danni relativa alla vendita delle assicurazioni.