Carige, manovra da 700 milioni. Malacalza prova a resistere

Il cda vara un aumento da 500 milioni e cessioni per 200. Così il primo socio punta a risanare e tenersi la banca

Carige vara un piano di salvataggio da 700 milioni di euro per rispondere alle richieste di Bruxelles ed evitare di intraprendere la direzione delle due banche venete, entrate in amministrazione coatta amministrativa. E Vittorio Malacalza, entrato a maggio 2015 e oggi azionista di riferimento con il 17,6% del capitale, prova a rimanere in sella nonostante i conti siano amari. In due anni l'imprenditore ha perso nella banca ligure 230 milioni circa, sui 263 investiti, e ora ne deve tirare fuori altri 90 per non perdere la presa sul gruppo. Ne serviranno solo 30, invece, a Gabriele Volpi a cui fa capo il 6% di Carige. Il mercato comunque tira il fiato: il titolo, dopo aver toccato il fondo venerdì a 0,19 euro, ha chiuso a 0,2 euro (pari a una capitalizzazione di 160 milioni), in rialzo del 3,8%.

Alla fine, anche grazie al piano di cessioni messo a punto, quella di Carige sarà una ricapitalizzazione sotto controllo. Ieri il cda ha deliberato un aumento di capitale da 500 milioni, superiore ai 450 milioni annunciati dal piano di febbraio, ma decisamente meno rispetto a quanto in ultimo temuto (900 milioni). Per Carige è la terza operazione in pochi anni ma, d'altronde, la società, negli utili quattro anni ha perso quasi due miliardi, a causa di pesanti svalutazioni e del rallentamento del business. A fine marzo, la banca aveva un indice di patrimonializzazione pari al 10,9%, sotto della soglia minima della Bce (11,25%). La ricapitalizzazione è prevista entro fine anno ed è oggetto di un «accordo di pre-garanzia» con Credit Suisse e DB, condizionato all'approvazione di un piano industriale sostenibile. Proprio i termini dell'aumento di capitale erano stati uno dei motivi addotti dallo stesso Malacalza, vicepresidente di Carige, per richiedere, la sfiducia dell'ex ad Guido Bastianini. Al suo posto, è subentrato, il 21 giugno, Paolo Fiorentino.

Il vertice del gruppo ha poi deliberato la cessione di attività per 200 milioni, secondo stime prudenziali, tra otto immobili, la controllata di credito al consumo Credits e la piattaforma di gestione delle sofferenze. Tra le attività in vetrina non compaiono, invece, le quote in Bankitalia e nell'Autostrada dei Fiori e neppure la Banca Cesare Ponti.

Per quanto riguarda l'altro punto dolente, la gestione dei non performing loans (npl) che rischiano di affossare qualsiasi tentativo di rilancio, il cda di Carige, dopo la cessione di un primo pacchetto da 938 milioni, prevede la dismissione di altri crediti in sofferenza per 1,2 miliardi. «L'impostazione strategica così rivista permette di individuare soluzioni con un minor grado di complessità operativa e maggiore rapidità di esecuzione rispetto alle misure originarie», spiega una nota della società.

Il cda infine ha nominato Andrea Sorto direttore finanziario del gruppo.

Commenti

Duka

Ven, 07/07/2017 - 09:02

Questo porterà i "libri in tribunale" tra un mese. Ma tanto è in una botte di ferro : CI PENSA IL PADOAN