Carige respinge l'offerta di Apollo

Il cda dopo l'incontro di giovedi in Bce: "Proposta non praticabile. Limita la nostra libertà"

«Indipendentemente da ogni valutazione del merito della proposta non vincolante di Apollo, non sussistono le condizioni della sua concreta praticabilità». Con queste parole riportate in una nota, il cda di Carige ha rispedito al mittente l'offerta del fondo Apollo. Secondo l'istituto ligure controllato dalla famiglia Malacalza, accettare la proposta degli americani significherebbe precludersi «l'irrinunciabile perseguimento di ogni confronto concorrenziale della proposta con il mercato» e «l'elaborazione di altre soluzioni delle problematiche relative ai non performing loans», nonchè «la verifica delle opportunità che vanno delineandosi a seguito delle recenti iniziative di governo».

Non piace la formula dell'aumento di capitale riservato: «È preclusivo della libertà di iniziativa di Carige anche il vincolo posto della inscindibilità della proposta relativa all'acquisto del portafoglio sofferenze con un aumento di capitale in larga misura riservato». Carige lascia però la porta aperta anche con Apollo, a patto che ci sia libertà di confronto. «La banca, nell'ambito delle iniziative che assumerà con riguardo alla soluzione delle suddette problematiche, ha manifestato la disponibilità a confrontarsi eventualmente anche con il fondo», prosegue la nota. La proposta di Apollo riguardava l'acquisto di 3,5 miliardi di euro di sofferenze a fronte di un aumento di capitale riservato per 500 milioni di euro, che di fatto avrebbe portato il fondo a controllare il 51% del capitale sociale, superando quindi la quota di Vittorio Malacalza, l'attuale azionista di riferimento con il 17,6 per cento. La nascita del fondo Atlante ha però smorzato il peso dell'offerta, che già era poco gradita ai genovesi.

I vertici della banca sono reduci dalla trasferta a Francoforte dove giovedì l'ad Guido Bastianini e il presidente Giuseppe Tesauro hanno incontrato i dirigenti della Bce. L'appuntamento è servito anche per chiedere lo slittamento dei termini di presentazione del nuovo piano industriale fissati dalla stessa banca centrale entro il 31 maggio quando ancora l'istituto era guidato da Cesare Castelbarco e Piero Montani. Il nuovo consiglio di amministrazione è stato nominato il 31 marzo e ha meno di due mesi di tempo per mettere a punto un business plan soddisfacente sembrano tempi un po' troppo stretti. Di qui la richiesta di una proroga, facendo ricorso alla commissione indipendente ad hoc che secondo le procedure permetterebbe un giudizio d'appello se il primo fosse stato negativo.