Carige in rosso per 20 milioni

L'ad Fiorentino: "Riusciremo a raggiungere i target Bce"

La partita sulla governance di Carige si giocherà il 20 settembre in occasione dell'assemblea degli azionisti. Lo ha deciso ieri il cda dell'istituto genovese che ha approvato il bilancio semestrale della banca chiuso in rosso (la perdita contabile si è attestata a 20,5 milioni dai -158,4 milioni di un anno fa) nonostante l'utile messo a segno nel primo trimestre del 2018.

È stata rinviata invece al cda del 7 agosto la risposta alla Bce che, due settimane fa, aveva richiamato la banca sui dissidi interni al cda e sul deficit di capitale (il total capital ratio è pari al 11,9% sotto al 13,125% richiesto da Bruxelles). Su quest'ultimo punto peraltro l'ad Paolo Fiorentino, anticipando i contenuti della risposta a Francoforte, ha dichiarato che «il target di capitale fissato dalla Bce è raggiungibile anche nello scenario avverso di mancata emissione del bond (l'emissione fino a 500 milioni prevista e mai effettuata ndr)».

Rimane elevata invece la tensione in termini di governance dopo l'addio, nell'ultimo mese, del presidente Giuseppe Tesauro, del vice presidente Vittorio Malacalza (che è azionista di riferimento del gruppo con il 20,6% del capitale) e dei consiglieri Stefano Lunardi e Francesca Balzani. In particolare ieri Malacalza ha anticipato alla data del 3 agosto l'efficacia delle dimissioni dalla carica già presentate con lettera del 16 luglio. La decisione (preceduta da una eguale scelta di Balzani) potrebbe essere legata alla volontà di limitare il raggio di azione del cda di Carige in attesa dell'assemblea dove si consumerà il redde rationem tra manager e azionisti e dove potrebbe emergere la posizione di Raffaele Mincione (visto vicino al 10% del capitale).

In effetti, uno dei punti più contestati in cda riguardava proprio la cessione delle attività non strategiche (per lo più immobili oltre alle quote di AutoFiori e Bankitalia). «Il cda - ha detto Fiorentino - mi ha incaricato di verificare il prezzo su AutoFiori (finora l'offerta nella partnership con Gavio era pari al valore di libro ndr) - . Torneremo con un'ulteriore negoziazione fatta con il compratore». Tra i punti critici anche i tempi e le modalità di una eventuale unione con altri istituti finanziari, via indicata anche da Bruxelles. Ubi intanto prende le distanze dalla banca. «Nell'ambito dei nostri piani uno scenario del genere non c'era» ha infatti risposto l'ad Victor Massiah.

CM

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Dom, 05/08/2018 - 09:24

fortunatamente ne sono uscito..

flip

Dom, 05/08/2018 - 18:51

e chi se frega! tanto c'è il pi-la Stato che sborsa e l'azionariato è tranquillo. i correntisti invece no!

Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Lun, 06/08/2018 - 08:50

si tranquilli si fino a qualche brutta sorpresa.Anche le banche venete erano tranquille.In Italia non esiste la tranquillità.