Cartelle, lo sconto piace

F inora oltre centomila contribuenti hanno aderito alle nuove regole per la rottamazione delle cartelle di Equitalia. E di qui al 31 marzo data ultima per usufruire della riduzioni di sanzioni e interessi da parte dello Stato è facile pronosticare un aumento significativo degli aderenti. Ovviamente siamo ben lontani da un rapporto corretto tra cittadini e tasse. Tuttavia, sarebbe superficiale non raccogliere il dato. Le persone non desiderano altro che costruire un dialogo normale a proposito di imposte.

Quando colgono un minimo segnale di allentamento delle tremenda pressione (non dimentichiamo che Equitalia ha rappresentato fino a ieri il braccio operativo dello Stato vessatore con il ricorso a formule perniciose come le sanzioni sulle sanzioni; gli aggi, gli interessi sulle sanzioni e altri fardelli), ecco che provano a rimettersi in carreggiata. Questo sta avvenendo in un Paese dove la pressione fiscale è quasi al 43%. E con altre voci si arriva anche al 60%. Dunque, ben venga la rottamazione. Ma se rimane un atto isolato il contribuente continuerà a soffrire. E a generare nuovi debiti con il fisco. Quindi nuove cartelle. Il punto è quello di avviare una riforma fiscale a lungo termine ma dagli effetti immediati. La flat tax è la carta virtuosa da giocare. Si proceda per gradi con la riduzione dell'Irpef per giungere allo scaglione unico del 20%, come già avviene in altri paesi anche in Europa, per esempio in Estonia.

Il concetto è semplice: pagare meno, pagare tutti. Pertanto nessuna scusa per gli evasori. Aggiungo che tutto deve essere detraibile. Penso ai privati che pagano il 22% di Iva sulle fatture quando effettuano un acquisto o pagano un servizio. E ancora: qualcuno si stupisce se le aziende non investono più in Italia? Tra tasse e altri balzelli la fuga è garantita! Insomma, occorre coraggio per promuovere una vera rivoluzione fiscale. Basta con la politica dei rattoppi!

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