Il caso I tanti nodi delle tlc

Dal Brasile all'Argentina, passando dalle alleanze sui contenuti e dalla centralità della rete in Italia. Sono numerosi i fascicoli bollenti di Telecom Italia, temi su cui il top management del gruppo presente a Cernobbio, non ha mancato di dare indicazioni ben precise.

Nebbia fitta, invece, sulla delicata ricomposizione dell'azionariato del gruppo in seguito alla prossima uscita dal capitale dei soci storici. Ieri, infatti, anche Generali si è unita alle dichiarazioni di Intesa Sanpaolo (entrambi sono azionisti nel gruppo attraverso Telco) per escludere che vi sia una Telco2 all'orizzonte, pronta a subentrare al timone di Telecom Italia qualora Vivendi succeda a Telefónica nell'azionariato dell'azienda tricolore, in seguito all'esercizio dell'opzione di acquisto riconosciuta dagli spagnoli ai francesi per l'acquisizione della brasiliana Gvt. Sul piano operativo, invece, il top management non ha dubbi.

Avanti tutta sul Brasile dove, sfumata l'acquisizione di Gvt, anche per la volontà di Telecom di mantenere una certa «disciplina finanziaria», il gruppo italiano tornerà a investire nella crescita organica.

Lo ha dichiarato l'ad Marco Patuano che, sull'ipotesi di cessione della partecipata, ha poi aggiunto: «Tim Brasil è un asset core , ma siamo aperti a tutte le opzioni». Il top manager non è tuttavia voluto entrare nelle valutazioni dell'attività. « Res valet quantum vendi potes t», ovvero tutto sta al valore attribuito dall'offerente, ha affermato Giuseppe Recchi, presidente di Telecom Italia. Per quanto invece riguarda l'altra partecipazione sudamericana, Telecom Argentina, i tempi stringono. L'asset, sulla base degli accordi presi lo scorso autunno con il fondo Fintech, avrebbe dovuto già passare di mano per 960 milioni di dollari. Così non è stato anche in seguito al default tecnico dell'Argentina. Ma l'ad Marco Patuano parla chiaro: «Le estensioni (la scadenza è ora fissata al 25 settembre prossimo, ndr ) non possono durare all'infinito, in questo caso il cda rivaluterà l'operazione».

È stata poi nuovamente ribadita la centralità della rete a poche ore dalla ripresa delle ipotesi di scorporo in seguito alle dichiarazioni di Carlo Bassanini, numero uno di Cdp. «Non abbiamo intenzione di scorporare la rete», ha sottolineato Patuano. Poche ore dopo ecco l'affondo di Bassanini con un pungente tweet riferito a una frase di Recchi, secondo il quale la rete tlc è adeguata e in Italia manca la domanda. «Della serie - per il presidente di Cdp - saremo il Paese dei mandolini e della pizza!».

Quanto a Mediaset, su cui ciclicamente si riaccendono le indiscrezioni di partnership strategiche, Recchi precisa: «Non abbiamo mai detto di poter parlare di un'alleanza con Mediaset, ma che siamo in una fase di trasformazione del settore in cui i distributori di contenuti potrebbero avvicinarsi ai distributori di dati. E chiunque vende contenuti, per noi è un interlocutore».

Il presidente Recchi ha poi ricordato l'accordo «solido e stabile» in corso con Sky, confermato poi anche da Andrea Zappia, numero uno di Sky Italia.