La chimica ritrova Squinzi e non fa sconti al governo

di Lodovico Festa

L'assemblea di Federchimica di ieri a Milano merita attenzione non solo perché rappresenta una realtà fatta di investimenti, ricerca, occupazione qualificata, che «tiene» nella lotta dura per le esportazioni e ha unito crescita industriale a nuovo rispetto per ambiente e risparmio energetico, ma anche perché ospitava per la prima volta il suo presidente per 12 anni, Giorgio Squinzi, nella veste oggi di presidente di Confindustria. In questo senso in via Pantano si poteva avere un'idea precisa non solo del clima ma anche del «cervello» delle nostre imprese più dinamiche.
Il nuovo presidente Cesare Puccioni è stato sistematico nel riferire conquiste e proposte della federazione, ponendo al centro quello che è anche il cuore del programma squinziano per Confindustria: la semplificazione delle regole per le imprese e la definizione di un rapporto con la pubblica amministrazione non solo segnato dall'autorità dello Stato (pur da rispettare), ma da una solidale collaborazione. Sia pure senza troppo calore il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, venuto a esprimere sintonia con l'industria chimica, è stato apprezzato: anche se lo sforzo di spiegare come il governo Monti sin dall'inizio sia stato attento alla crescita non ha suscitato entusiasmo. Accolto con simpatia anche Antonio Tajani, responsabile della Commissione europea per l'Industria e le imprese, che, pur ricordando le difficoltà di affermare nette scelte politiche in contesti dominati dalle logiche della burocrazia, ha dimostrato come tenendo un legame stretto tra istituzioni e associazionismo d'impresa si riesca a realizzare risultati positivi.
Ma il cuore dell'assemblea è stato l'intervento di Squinzi, introdotto da un ricordo dei suoi 12 anni di presidente dei chimici, che l'hanno assai commosso. Proprio questo clima di affetto, di salda compartecipazione umana più di tanti discorsi spiegano che cosa sia la realtà di queste nostre imprese più dinamiche che riescono nonostante tutto ad affermarsi sui mercati globali: valori, semplicità, legami solidali sono anche queste le basi per fare imprese e tra le più avanzate al mondo. Squinzi non ha fatto sconti al governo: la riforma sul lavoro toglie flessibilità in entrata senza darne in uscita, il risanamento finanziario è stato fatto massacrando i consumi, sul piano di rilancio si tratta di verificare se ci sono i mezzi annunciati. Pur con comprensione per i difficili compiti di risanamento assunti dal nuovo esecutivo e simpatia specifica per Passera, il massimo concesso è stato: vi appoggeremo se aprirete una nuova fase di crescita.
Come Puccioni, anche Squinzi si è concentrato sul tema della semplificazione amministrativa anche se poi ha collegato questo obiettivo a un'espansione dell'Europa (non solo una vera banca centrale ma anche coordinamento fiscale, del welfare, delle infrastrutture, dell'energia). A considerare come nell'ultimo vertice il vero impegno sia stato orientarsi verso una tassa (la famosa Tobin) che renderà sì più «semplici» i mercati finanziari ma quelli di Londra non del Continente, forse si può ritenere che in queste posizioni vi sia una punta di idealismo provocato anche da un rapporto che appare tuttora difficile con la politica.