Chip spia cinesi, tocca a un'altra società Usa

Marcello Astorri

Si arricchisce di dettagli l'inchiesta sui chip spia cinesi. Dopo il presunto coinvolgimento di Apple e Amazon, che tuttavia hanno smentito l'esistenza di questi dispositivi, adesso - secondo l'agenzia Bloomberg - a essere colpita sarebbe un'importante azienda di telecomunicazioni Usa. Il veicolo d'attacco sarebbe sempre hardware di Super Micro Computer. Stavolta, però, non si tratta di chip impiantati nelle schede madri dei server, come quelli scoperti nel 2015, ma inseriti in connettori ethernet: quei cavi utilizzati per collegare i computer alle reti aziendali. La funzione sarebbe la stessa: trafugare segreti industriali e convogliarli agli hacker dell'esercito cinese. Se prima Bloomberg citava fonti aziendali e governative anonime, adesso compare un nome: Yossi Appleboum. Ex agente dell'intelligence israeliana ora a capo di Sepio Systems, società che si occupa di sicurezza hardware. Proprio lui dice di essersi accorto dell'anomalia durante una visita d'ispezione presso le sedi dell'azienda di telecomunicazioni. Di cui però non rivela il nome. Le componenti manipolate sono state scoperte e rimosse lo scorso agosto. E sarebbero state fabbricate in Cina, in uno stabilimento di Guangzhou. Presso un'azienda subappaltatrice di Super Micro, che ha smentito ancora manomissioni dei suoi prodotti. Così come nega il governo cinese. Intanto il Nasdaq continua a cedere dall'uscita dell'inchiesta: dal 4 ottobre ha perso oltre il 5%. E il giallo s'infittisce.