Chrysler-Fiat, alleanza in bilico

Chrysler ha fatto il primo passo verso Wall Street, da dove è assente dal 1998: un'offerta che potrebbe valere fino a 100 milioni di dollari. Certo, il cammino è solo all'inizio: la casa americana controllata da Fiat, presenta il documento S-1, propedeutico alla quotazione. L'operazione potrebbe frenare, o quanto meno rallentare, i piani del Lingotto di assumere il pieno controllo del produttore di auto Usa ma è funzionale a valorizzare la partecipazione dell'azionista di minoranza (41,5%): Veba, il fondo sanitario del sindacato Uaw, che intende mettere in vendita parte dei suoi titoli. Già lo scorso gennaio aveva chiesto ufficialmente la registrazione alla Sec (la Consob Usa) del 16,6% di Chrysler, un passo necessario per poter procedere alla quotazione.
Né il numero delle azioni né il prezzo è stato ancora definito: quel che è certo è che i proventi dell'Ipo, che sarà curata da Jp Morgan, andranno tutti al fondo. Lo sbarco in Borsa potrebbe aiutare a risolvere la disputa - ancora in attesa di giudizio al tribunale del Delaware - tra Fiat e Veba sulla valutazione di Chrysler, determinando quanto il Lingotto dovrebbe versare per salire, come è suo obiettivo da tempo, al 100% del capitale.
Ma lo sbarco in Borsa potrebbe non essere per Veba il modo migliore per valorizzare la sua quota: un flottante così esiguo potrebbe essere non visto di buon occhio dagli investitori, specialmente dai potenti fondi pensione americani, e questo i sindacati lo sanno bene.
E Sergio Marchionne (in foto), numero uno di Fiat e di Chrysler, potrebbe ancora mettersi d'accordo con Veba ed evitare lo sbarco a Wall Street, che allungherebbe i tempi della fusione tra Torino e Auburn Hills. Se l'offerta dovesse partire - si legge nel documento (396 pagine) consegnato alla Sec - la Chrysler verrebbe convertita da società a responsabilità limitata a corporation e ribattezzata Chrysler Group Corporation.
Ma il documento parla chiaro, anche a proposito dei possibili rischi: «Fiat ci ha informato - si legge - che sta riconsiderando costi e benefici di un'ulteriore espansione della sua relazione con noi e i termini in base ai quali proseguirebbe la condivisione di tecnologia, impianti produttivi e risorse manageriali e ingegneristiche». E più specificamente «Fiat ha espresso il desiderio di acquistare il 100 per cento del nostro capitale o, comunque, di creare una struttura di capitale unificata rilevando la quota del Veba, una parte della quale è oggetto di questa operazione. Il suo completamento - si legge nel documento - impedirà o ritarderà questo obiettivo». «Se Fiat non lavorerà con noi oltre l'ambito degli obblighi contrattuali esistenti - conclude il documento di registrazione per l'Ipo - potrebbe verificarsi un sensibile effetto negativo sulle nostre prospettive di business, le condizioni finanziarie e i risultati dell'attività». Per Standard & Poor's, comunque, l'ipo non ha un effetto immediato sui rating e sull'outlook di Chrysler.
In Piazza Affari, la notizia della quotazione non ha provocato grandi contraccolpi: il titolo Fiat ieri ha chiuso in calo dello -0,40 per cento. Brillante invece Fiat Industrial che guadagna il 3,29%; +1,95%, infine, per la controllante Exor.