La Cina usa il suo "Qe". E inietta 74 miliardi per sventare la crisi

La banca centrale ricompra bond "brevi". È la maggiore operazione in un solo giorno

Pechino, alle strette tra il rallentamento della crescita in corso, il declino della domanda interna e la guerra dei dazi con gli Usa, interviene massicciamente sul sistema bancario iniettando 560 miliardi di yuan, ai cambi attuali a 73,8 miliardi di euro. Obiettivo: sventare il pericolo di un'eventuale crisi di liquidità che metterebbe ancora più sotto pressione l'economia dell'ex Celeste impero.

A spaventare è stato l'indice Caixin/Markit pmi, relativo al settore manifatturiero che, a dicembre, si è attestato a 49,7 sotto la soglia dei 50 punti, indice di una contrazione, per la prima volta in 19 mesi oltre che un produzione industriale peggiore delle attese a novembre (la crescita su base annua è scesa al +5,4% dal +5,9% registrato a ottobre). Anche le stime relative alla crescita economica non sono delle più rosee: il pil del 2018 è atteso in crescita del 6,6% (dal +6,9% del 2017), mentre, per fine anno, dovrebbe registrare un aumento del 6,3%; il dato più debole degli ultimi 29 anni.

In questo scenario Banca Centrale Cinese (Pboc) ha quindi immesso nel sistema 560 miliardi di yuan, pur di «mantenere un livello ragionevole e sufficiente di liquidità nel sistema bancario» nel periodo predisposto per il pagamento delle tasse, come spiega sul sito internet l'istituzione finanziaria asiatica.

Nel dettaglio l'operazione record è stata effettuata con il riacquisto di obbligazioni a breve termine cosicché le banche possano disporre di maggior cash per concedere prestiti a tassi più bassi alle aziende. Si tratta di una mossa da leggersi all'interno della politica monetaria espansionistica attraverso cui, da almeno 5 anni, la Pboc riduce i costi di finanziamento interbancari, taglia i rendimenti (quelli sui Titoli di Stato decennali sono scesi dal 3,6% di settembre al 3,1% circa) e dà alle banche un margine più ampio per offrire credito, agendo direttamente sulla liquidità in circolazione (e non sui tassi di interesse). Una sorta, quindi, di «Qe» in salsa di soia.

Le iniezioni di liquidità, attraverso diversi strumenti tra cui appunto il riacquisto di bond, sono ormai comuni in Cina, ma questa volta l'esborso è stato particolarmente sostenuto e si aggiunge al taglio dell'1% in due puntate (la prima è già avvenuta, la seconda è attesa il 25 gennaio) sui requisiti di riserva obbligatori per le banche che libererà 800 miliardi di yuan (104 miliardi di euro circa) da destinare a nuovi prestiti bancari. Senza dimenticare che i «medium term lending facility» in circolazione, altro strumento della Pboc che consiste in linee di credito a medio termine concesse alle banche, hanno oltrepassato i 5mila miliardi di yuan. Il fatto è che, nonostante le misure di Pechino per la crescita - dai grandi progetti ferroviari ai tagli fiscali - l'economia cinese si sta raffreddando. Ecco quindi spiegato l'intervento record della Banca Centrale, proprio all'indomani delle rassicurazioni del governo agli investitori.