Cinesi in fuga da Deutsche Bank: in vendita il 7,6%

Cinzia Meoni

Altra giornata da dimenticare per Deutsche Bank che perde il suo maggiore azionista Hna. Il titolo ha chiuso la seduta a 9,6 euro, in calo dell'1,6% e da inizio anno perde il 40% circa.

Il conglomerato cinese ha imboccato la via di uscita dall'istituto di Francoforte spinto dalle direttive di Pechino e dalla necessità di abbattere l'indebitamento. è stato quindi messo in vendita il l 7,6% del capitale del gruppo. Nelle ultime settimane si era parlato di un interesse da parte di Jp Morgan e Icbc che sis arebbero così uniti a Blackrock (al 4%). Ma se ne sono perse le tracce. E per gli analisti la soluzione più concreta che si profila per il gruppo in crisi da anni e su cui pende la mina derivati (stimati tra i 42 e 48 miliardi, 15 volte il Pil tedesco) è quella di un matrimonio combinato da Berlino con Commerzbank.

La notizia è solo l'ultima di una lunga serie di «sventure» che hanno colpito l'istituto guidato da Christian Sewing, il manager succeduto al vertice lo scorso aprile al posto di John Cryan sostituito in corsa a causa dei risultati ritenuti poco soddisfacenti (il 2017 si è chiuso con una perdita netta di 512 milioni di euro).

La settimana era iniziata con l'annuncio della prossima uscita del titolo dall'Eurostoxx50, il listino d'eccellenza in Europa, a causa di una capitalizzazione di mercato che, in undici anni, si è letteralmente volatizzata (nel 2007 DB valeva 88 euro per azione). Uno smacco per la prima banca tedesca. Qualche settimana prima invece la Federal Reserve aveva bocciato il gruppo guidato da Sewing alla prova degli «stress test».

Alcuni investitori istituzionali, guidati da Hermes Eos, sono infine sul piede di guerra e in una recente lettera al cda hanno chiesto una direzione più efficiente e la sostituzione alla presidenza di Paul Achleitner, manager al vertice del gruppo dal 2012.