Via alla prima class action in Germania Per Vw si apre il fronte dei rimborsi Ue

Pierluigi Bonora

Non ha pace il Gruppo Volkswagen. Per il ceo Matthias Müller si preannuncia una seconda parte del 2016 incandescente. Sul «dieselgate», infatti, si è ora aperto il fronte europeo, eventualità che ha visto il top manager non voler prendere in considerazione. Chiuso il capitolo Usa con l'accordo da 14,7 miliardi di dollari, ecco partire la prima class action intentata da un gruppo di investitori. Le 170 richieste di indennizzo presentate al tribunale di Braunschweigh, nella Bassa Sassonia, potrebbero valere fino a quasi 4 miliardi. Se così fosse, per il gruppo tedesco sarebbe una nuova mazzata, con la conseguente revisione dei piani di accantonamento. «Spianata la strada a un processo pilota», ha titolato sull'ordinanza del giudice il quotidiano Handesblatt. I tempi non saranno brevi. Lo stesso giudice che ha dato l'ok alla class action ha però già avvisato i ricorrenti sul fatto che le loro aspettative non devono essere troppo elevate.

Tra chi chiede un risarcimento figura anche il Land della Baviera, che ha denunciato perdite per 700mila euro a causa del crollo delle azioni Vw in Borsa. C'è poi un avvocato di Tubinga, Andreas Tilp, che rappresenta 277 investitori istituzionali, i quali si ritengono danneggiati per oltre 3,2 miliardi. Lo studio legale Quinn Enamuel, invece, chiede per i propri clienti 680 milioni.

Da parte sua, il Land della Bassa Sassonia, che controlla una minoranza di blocco del 20% in Volkswagen, ha fatto sapere di non voler cedere alle richieste di uscita dal capitale del gruppo di Wolfsburg. «La partecipazione rimane com'è», ha affermato Stephan Weil, governatore del Land e consigliere di sorveglianza di Vw.

In Italia, intanto, all'indomani della multa di 5 milioni che l'Antitrust ha inflitto a Volkswagen Group, il Codacons ha presentato una diffida al ministero dello Sviluppo economico. «Abbiamo chiesto - spiega il Codacons - di avviare subito la procedura per giungere a risarcimenti in favore dei proprietari di auto Volkswagen, al pari di quanto avvenuto negli Usa. In Italia al momento tutto tace, e l'unica speranza per i proprietari di auto coinvolte nel dieselgate è la class action avviata da noi dinanzi al tribunale di Venezia, sulla quale i giudici si pronunceranno in gennaio».

Massimiliano Dona, segretario dell'Unione nazionale consumatori, punta invece il dito contro il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, «per il suo totale immobilismo». A Delrio viene rimproverato di non «certificare» a livello ministeriale gli interventi tecnici che Volkswagen sta svolgendo in Italia, cioè se dopo la messa a punto della centralina «taroccata» il veicolo risulti ancora in linea con i dati indicati nel libretto.

Commenti

tiromancino

Mer, 10/08/2016 - 17:30

Non disturbate il manovratore,le aziende italiane sono fornitori potrebbe scattare il ricatto