Club Med, Opa più lunga «Bonomi scopra le carte»

È guerra per il Club Med mentre il comparto leisure, per anni snobbato dagli investitori, è tornato ad essere uno di settori più effervescenti del mercato. Lo dimostra il crescendo sull'Opa da 560 milioni sul tour operator francese: doveva concludersi ieri, ma l'autorità di vigilanza sui mercati francese (Amf) ha deciso di prorogare al 6 giugno la chiusura dell'offerta, avanzata dai due fondi azionisti di riferimento- il cinese Fosun e il francese Ardian - insieme al top management della società, attraverso il veicolo Gaillon Invest.
A gettare scompiglio a Parigi è stato Andrea Bonomi, salito improvvisamente al 10,5% del capitale della società transalpina, e intenzionato, stando alle indiscrezioni , ad arrivare fino al 30%. Proprio a lui, divenuto primo azionista tramite Strategic Holdings, veicolo che fa capo alla BI Invest, la cassaforte di famiglia, l'Amf ha chiesto di rendere pubbliche le sue intenzioni su Club Med entro il 26 maggio, alle 18 italiane. Alla Consob francese non è bastata infatti la nota che Strategic Holdings aveva pubblicato giovedì per ribadire di non avere intenzione di prendere il controllo di Club Med, ma solo di opporsi all'offerta di Fosun-Ardian, che congiuntamente hanno in mano il 19,31% del capitale. L'investitore italiano ha sottolineato l'insufficienza del prezzo offerto da Gaillon, che non valorizzerebbe «adeguatamente» il gruppo, dichiarando che potrebbe valutare un'offerta se «la situazione della proprietà di Club Med si rivelasse insostenibile e la società venisse meglio gestita privatamente». Pronta la reazione di Gaillon. Attraverso una mail inviata a Reuters, Fosun e Ardian hanno gettato il guanto di sfida a Bonomi: lanci un'Opa ed entri «in una leale competizione» oppure dimostrerà «che la sua strategia non è un'alternativa per gli azionisti, ma che punta a una scalata».
Intanto il titolo del gruppo a Parigi ha sfondato quota 19,1 euro, ben lontano dai 17,5 euro offerti da Gaillon, e superiore anche ai 18,9 euro circa per azione (per un totale di 40 milioni) spesi da Bonomi per scalare il tour operator. E le domande sulla corretta valorizzazione degli asset in capo a Club Med che per mesi hanno arrestato l'Opa di Gaillon Invest, hanno ripreso a circolare. Al momento, secondo le indiscrezioni di mercato, l'Opa avrebbe raggiunto poco più del 30% del capitale, ben lontana quindi da quel 50,1% a cui era condizionata l'efficacia dell'operazione.
E il fronte degli azionisti che si oppongono all'offerta ha messo a segno un punto importante con la decisione del tribunale del commercio di Parigi di rigettare la causa avanzata da Gaillon riguardante l'adesione dei Benetton, che attraverso Edizione Holding detengono il 2,1% del capitale, all'Opa. Il giudice ha tuttavia sottolineato «la mancanza di lealtà» dei Benetton, ha dichiarato l'avvocato del consorzio franco-cinese, non escludendo di ricorrere in appello. Gaillon contestava a Edizione di aver garantito l'adesione all'Opa, salvo poi fare un passo indietro quando Strategic Holdings ha cominciato a rastrellare azioni.
Le piazze sperano in una battaglia a suon di rilanci, ma ci si interroga sull'interesse improvviso scatenatosi sullo storico brand del turismo. Tanto più che i conti sono tutt'altro che entusiasmanti: il gruppo ha chiuso il 2013 con un rosso di 9 milioni su un giro d'affari di 1,48 miliardi. Ma ad attrarre Bonomi, che sta costituendo un piccolo impero del leisure di lusso, è probabilmente l'ingresso del Club nel promettente mercato cinese, che spende in vacanze oltre 100 miliardi l'anno.