Il colosso Salini-Impregilo incassa l'ok del mercato

L'idea che Impregilo inghiottirà il gruppo Salini, per diventare insieme a quest'ultimo il nuovo campione nazionale delle costruzioni, convince gli investitori.
Oggetto di attenzione fin dalla mattina, ieri in Piazza Affari il general contractor ha chiuso a 3,15 euro, per un progresso del 18,4 per cento. La capitalizzaizone potenziale si avvicina a 1,3 miliardi. Di certo ha inciso il limitato flottante, ma l'accelerazione testimonia che il mercato si sta riposizionando su un gruppo che prospetta una ricca politica di dividendi e una crescita annua dei ricavi al 16%: l'ad Pietro Salini ha promesso, dalle colonne del Wall Street Journal, un payout del 40%.
Lunedì notte i consigli di amministrazione dei due gruppi, entrambi guidati dallo stesso Salini, avevano posizionato il rapporto di concambio a 6,45 titoli Impregilo per ciascuna azione Salini. Un valore, prossimo a quello ipotizzato da Equita, che permette a Salini Costruttori di assicurarsi l'89,95% dell'aggregato. Grazie all'Opa i Salini avevano già «liquidato» il fronte avversario della famiglia Gavio. Quel poco che rimane (10,05%) è il flottante, ma il presidente di Impregilo, Claudio Costamagna, ha già preso l'impegno a rimpolparlo verso il 25%, collocando titoli sul mercato. Così come è possibile un dual listing anche a Londra.
Il nome prescelto è «Salini Impregilo», forse per rendere chiaro a tutti chi comanda, malgrado dal punto di vista tecnico l'integrazione avvenga per fusione inversa in Impregilo così da restare sul listino.
La comunità finanziaria è in attesa dell'incontro pianificato per domani mattina per conoscere i dettagli del matrimonio, ma Banca Akros (gruppo Bipiemme) ha già consigliato ai propri clienti di puntare su Impregilo (il giudizio è «accumulare»), ipotizzando che il titolo Impregilo possa giungere a un prezzo di 3,3 euro (contro i 2,5 euro del target price precedente). La fusione si accompagna a sinergie stimate in 100 milioni l'anno, a fronti di costi per 20-30 milioni e di una posizione finanziaria netta in pareggio già dal prossimo anno e positiva per 300 milioni nel 2016.
A piacere sono sia gli obiettivi, oggettivamente sfidanti, posti da Salini sia il margine di manovra che potrà avere il nuovo big delle costruzioni italiano anche nelle grandi commesse internazionali: il portafoglio ordini è in crescita del 30% e dovrebbe toccare i 26 miliardi nel 2016. Quando, stando al piano industriale, i ricavi dovrebbero raggiungere quota 7,4 miliardi, a fronte di un margine operativo lordo pari a un miliardo e di un'incidenza sul fatturato superiore al 13,5 per cento.
Il calendario del riassetto procederà con le assemblee degli azionisti previste a settembre, il cui esito è sostanzialmente scontato. Dal momento che si tratta di un'operazione tra parti correlate, si attende tuttavia la nomina da parte del tribunale del « perito» chiamato ad attestare la congruità del concambio che Salini e Impregilo hanno limato con i rispettivi advisor. Tutto dovrebbe poi entrare a regime alla fine dell'anno.