Un comitato di esperti farà da «navigatore» a Eni

Il Cane a sei zampe resiste bene alla tempesta petrolifera e torna in utile per 983 milioni

Sofia Fraschini

Eni torna all'utile nel semestre tenendo testa alla tempesta petrolifera che sta colpendo il settore oil. Risultati e dividendi sono dunque al sicuro, ma per tutelarsi anche a fronte della difficile transizione che sta vivendo il mercato energetico ha deciso di nominare un comitato di esperti che la consigli nelle scelte industriali e strategiche.

Di fatto la società opera nell'oil, nel gas, nella chimica e, da poco, anche nelle rinnovabili: tutti settori in costante evoluzione. L'«advisory board» di esperti internazionali avrà quindi il compito di analizzare «i principali trend geopolitici, tecnologici ed economici, incluse le tematiche relative al processo di decarbonizzazione». A comporlo: Ian Bremmer, presidente e fondatore del think tank di geopolitica Eurasia Group; Christiana Figueres, executive secretary del Unfccc 2010-2016; Philip Lambert, ceo della società inglese Lambert Energy Advisory e Davide Tabarelli, presidente e fondatore di Nomisma Energia.

Guardando ai conti, il Cane a sei zampe ha chiuso il test di metà anno con un utile netto di 983 milioni, contro la perdita di 829 milioni dello stesso periodo dello scorso anno, e un utile adjusted di 1,2 miliardi (in rosso per 315 milioni nel 2016). I ricavi sono aumentati del 26,9% a 33,69 miliardi di euro. Infine, l'indebitamento finanziario netto si è attestato a 15,4 miliardi, da 14,7 miliardi. «Tutti i business hanno registrato performance robuste e in forte crescita», ha detto l'ad Claudio Descalzi spiegando però «che l'andamento del primo semestre non è stato lineare, con l'utile realizzato interamente nel primo trimestre a causa della volatilità delle quotazioni del greggio che, nei primi tre mesi dell'anno, sono state sostenute dai tagli Opec per poi rallentare in modo significativo nel secondo trimestre».

Guardando ai vari settori di attività, quello relativo a esplorazione e produzione ha più che raddoppiato l'utile operativo adjusted (da 355 a 845 milioni nel trimestre e da 450 milioni a 2,2 miliardi nel semestre), grazie in particolare alla ripresa dello scenario petrolifero (+9% la quotazione del Brent), alla crescita produttiva, e alla riduzione dei costi. Il settore gas resta invece in perdita operativa, ma riduce il rosso rispetto allo scorso anno grazie ai benefici associati alle rinegoziazioni dei contratti di acquisto a lungo termine.

Le vendite di gas naturale risultano in flessione, ma non in Italia, dove si registra un aumento del 10% per maggiori consumi e per l'effetto di nuovi contratti. Molto positiva la performance della raffinazione e della chimica. A tal proposito, Versalis «è pronta a cogliere le opportunità del mercato» ha detto l'ad sottolineando come, in termini di ebit, la società della chimica di Eni abbia raggiunto un valore di 310 milioni, «raggiungendo in sei mesi i target fissati sull'anno».

Alla luce di questi numeri, il cda dell'Eni ha deciso di proporre all'assemblea la distribuzione di un acconto sul dividendo di 0,40 euro per azione, in linea con quello dello scorso anno. Quanto all'intero 2017, Eni ha confermato i target e l'obiettivo di produzione di 1,84 milioni di barili equivalenti al giorno. L'indebitamento è previsto in netta riduzione grazie anche a 4 miliardi di dismissioni. Il titolo, in un mercato negativo, ha chiuso la seduta in rialzo dello 0,30% a 13,26 euro.