Confcommercio preoccupata: credito ai minimi storici Ma per l'Abi è l'ora della svolta

La stretta ai finanziamenti si sta allentando? Per l'Abi sì, ma non per i commercianti. Secondo uno studio dell'Osservatorio sul credito di Confcommercio, infatti, nel secondo trimestre sono aumentate le imprese del terziario che non riescono a far fronte al proprio fabbisogno finanziario e sono sempre meno quelle che si sono viste accogliere le richieste di finanziamento, passate dal 29,6% del primo trimestre al 26,9%: la percentuale più bassa mai toccata dal 2009. Rispetto a un anno fa, la quota di imprese che si rivolgono al sistema bancario si è quindi dimezzata, passando dal 20,8% al 10,8% e portando la percentuale effettiva di imprese finanziate ad appena il 2,9%.
Una situazione che penalizza, particolarmente, le imprese di minori dimensioni e quelle del Centro-Sud, limitandone anche le possibilità di investimento. E lo studio segnala anche un peggioramento per quanto riguarda le condizioni dei prestiti: dai tassi d'interesse alla durata del credito, dalle condizioni relative alle garanzie richieste dalle banche a copertura dei finanziamenti o degli affidamenti concessi al costo dei servizi bancari.
Ma le banche non sono d'accordo, e anzi rivendicano il loro ruolo a sostegno della ripresa. I dati di Confcommercio «non rispondono più alla fase in cui stiamo vivendo- afferma il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli - La fase è velocissima e si producono elementi di cambiamento nel giro di settimane, anche di giorni. Per fortuna questa volta dopo due anni ci sono segni di cambiamento positivi». E aggiunge: «Il primo semestre del 2013 è stato complesso e la crisi istituzionale ha penalizzato gli organi parlamentari e di governo e di conseguenza abbiamo sofferto tutti. Ma dal mese di luglio e in questi primi giorni di agosto - sostiene Patuelli - si cominciano a vedere delle luci e anche i nostri sensori che sono acutissimi incominciano a vedere e a favorire una nuova fase».
Intanto, a luglio, sono diminuiti i prestiti della Bce alle banche italiane. Secondo gli aggregati di bilancio della Banca d'Italia sono scesi a 247 miliardi di euro contro i 255,4 del mese precedente. Per la stragrande maggioranza (241 miliardi) si tratta di operazioni di rifinanziamento a più lungo termine.