La Consob striglia i vertici del Monte

La Consob di Giuseppe Vegas ha qualche dubbio sulla condotta dei vertici del Monte Paschi: Alessandro Profumo e Fabrizio Viola potrebbero non aver detto tutta la verità nè sul prestito «Fresh», costruito dal gruppo ai tempi di Giuseppe Mussari per sostenere l'acquisto di Antonveneta, nè sui derivati «Alexandria» stipulati con la giapponese Nomura. La denuncia è contenuta in articolato documento, che la Commissione aveva trasmesso a febbraio alla Procura di Siena e che era stato da quest'ultima protocollato, ma che ora è finito nelle mani del Codacons e quindi reso pubblico. Il reato in discussione sarebbe ostacolo all'attività di Vigilanza e i due bancheri rischierebbero una sanzione. La Commissione, la cui istruttoria non è ancora terminata, teme in particolare che nel 2012 il vertice di Mps abbia fornito «informazioni non veritiere e fuorvianti» sia in merito a chi fossero i sottoscrittori del prestito «Fresh», già oggetto di attenzione della magistratura, sia sul contratto swap poi raggiunto con la Fondazione Mps di Gabriello Mancini, all'epoca coriacea nel conservare il controllo assoluto dell'istituto. Tale mancanza di informazioni - mette in chiaro l'Authority nel fascicolo inviato ai pm toscani - ha «ritardato» l'attività di Vigilanza: la richiesta di chiarimenti da parte della Commissione risaliva all'aprile 2012. Un potenziale scivolone per Profumo e Viola, che il Codacons sfrutta per riaccendere la polemica sui Monti bond, tornando a chiedere a Bruxelles di negare definivamente l'assenso ai quattro miliardi di auiti versato dal Tesoro nelle casse del Monte. E al governo di Letta di infomare l'Ue e favorire un nuovo ricambio al vertice. Petizione difficile da condividere, visto il lavoro di rilancio impostato dai due banchieri. Senza contare il fatto che le faide interne al Pd locale hanno intanto reso la città di Siena al momento incapace di trovare un accordo anche sul nuovo presidente della Fondazione Monte Paschi per il dopo Mancini.
I due banchieri, chiamati lo scorso anno al capezzale di Mps per tentarne il salvataggio (-1,3% a 22,8 centesimi la chiusura del titolo in Piazza Affari) e chiudere con il «sistema Siena», sono comunque i primi a partire al contrattacco. Sia Rocca Salimbeni sia i due interessati preannuinciano azioni legali contro il Codacons, dichiarandosi «estranei ai procedimenti» in corso sulle operazioni con Nomura e sull'acquisto di Antonveneta.
Quanto sostenuto dall'associazione è destituito di ogni più elementare fondamento», prosegue Mps in un comunicato di risposta, specificando che «i procedimenti amministrativi di cui la banca è parte non riguardano in alcun modo il nuovo management» e che la stessa Procura ha concluso le indagini preliminari, così come non risulta «l'esistenza di alcuna indagine a carico del nuovo management».

Commenti

Emc77

Sab, 24/08/2013 - 09:22

Noi:furto=galera loro:furto=festini