Consob stringe su Mittel che resta senza consiglio

Consob vuole vedere chiaro dentro a Mittel, la storica finanziaria cara al presidente di Intesa Giovanni Bazoli, che da martedì è rimasta anche senza consiglio di amministrazione: la maggioranza del board si è infatti dimessa, denunciando una «frattura insanabile» con il suo capo azienda, Arnaldo Borghesi. Gli accertamenti della Commissione sono in corso da qualche tempo, ma lo scontro al vertice con il banchiere d'affari non potrà che acuire l'accuratezza dei controlli che, oltre a passare al setaccio i bilanci, potrebbero sfociare in alcune audizioni. Ad attirare l'attenzione dell'Authority sarebbero comunque state sia alcune operazioni risalenti alle gestioni precedenti a quella Borghesi sia gli strappi del titolo in Piazza Affari. Ieri, malgrado il terremoto, Mittel ha chiuso in rialzo del 2,3% a 1,69 euro. A dividere Borghesi, che ha da poco fatto confluire nel gruppo anche la propria società di advisory, e alcuni soci storici di Mittel sarebbero le sue scelte strategiche. La società ha quindi convocato l'assemblea il 10 marzo per scegliere il nuovo board: ad andarsene sono stati Giorgio Franceschi, Paolo Battocchi, Stefano Gianotti, Gianbattista Montini, Giuseppe Pasini e Massimo Tononi.
La finanziaria, da cui Bazoli si era dimesso nell'aprile del 2012 per il divieto ai doppi incarichi finanziari, ha chiuso l'ultimo bilancio con un rosso prossimo a 38 milioni, il doppio dell'anno prima, soprattutto a causa di alcune svalutazioni sul fronte delle partecipazioni e di rettifiche immobiliari. Gli analisti di Equita avevano mantenuto la pagella «hold» («tenere») per Mittel pur abbassandone il target price da 2,5 a 2,4 euro. Per il broker i conti erano infatti «in linea» con le aspettative a livello operativo: quest'anno l'utile dovrebbe essere pari a 5 milioni. La stretta su Mittel conferma l'«attivismo» della Commissione che martedì ha perquisito, con il sospetto di insider trading, la sede di Mediobanca che aveva fatto da intermediario alla vendita del 12% di Banca Generali decisa da Trieste e all'acquisto, da parte di Unipol, di un pacchetto di azioni Milano assicurazioni risparmio per mettere al sicuro la fusione con Fonsai.