Contratto dei bancari a rischio stallo, un mese per risolvere il rebus Micheli

Sul tavolo l'ipotesi di assumere il banchiere come superconsulente o di modifcare lo statuto dell'Abi. Ma i soci di palazzo Altieri sono divisi. E la Fabi di Sileoni lancia un messaggio alle banche regala un "anemometro" per capire che aria spira sul Paese e sul settore

Il presidente dell'Abi Antonio Patuelli ha un mese per mettere d'accordo i partiti di Palazzo Altieri su chi guiderà le trattative chiamate a riscrivere il contratto dei 300mila bancari italiani. Un passaggio cruciale per le associate, più che mai bisognose di un impianto più flessibile (e meno costoso), così da trasformare le filiali in «mini-supermercati» in cui vendere ogni sorta di prodotti e servizi, anche non finanziari. Anche perché non sarà facile rimediare al danno di immagine conseguente al caso Carige. Finora i negoziati sono stati diretti da Francesco Micheli, il «mastino di razza» che conosce ogni sfumatura dei leader sindacali nazionali, e ha firmato gli ultimi accordi. Il banchiere, quando ha consegnato le dimissioni a Intesa Sanpaolo ha però perso anche la «superpatente» necessaria per lavorare a Palazzo Altieri. Tanto che Gabriele Del Torchio lo avrebbe corteggiato per gestire gli esuberi di Alitalia-Etihad. Il capo del «Casl», l'organismo dell'Abi deputato a trattare con i sindacati, deve infatti essere scelto all'interno del comitato esecutivo dell'associazione, che a sua volta arruola soltanto chi siede al vertice di una banca. Alcuni inquilini dell'Abi vorrebbero superare l'impasse, trasformando Micheli in un superconsulente tecnico e affidando il «Casl» pro-tempore a Camillo Venesio. Come accade in ogni «condominio» questa soluzione, che peraltro sottrarrebbe a Micheli ogni reale peso politico e inciderebbe sugli equilibri tra grandi e piccoli istituti in seno all'associazione, non piace però ad alcuni consiglieri. Allo stesso modo manca la convergenza tra le diverse fazioni dell'Abi per pianificare una modifica dello statuto che salvi Micheli. In attesa di capire chi sarà il nuovo «generale», ieri la ripresa della trattative sul contratto si è quindi fermata al rispettivo scambio di posizioni. E ha messo in calendario altri tre incontri a giugno (18, 23 e 30), giusto a ridosso dell'assemblea del 10 luglio chiamata a rinnovare il vertice dell'associazione. Le banche hanno ribadito di non avere le risorse per concedere aumenti; la Fabi di Lando Maria Sileoni, la Fiba di Giulio Romani, la Uilca di Massimo Masi, la Fisac di Agostino Megale e le altre sigle del settore si sono opposte, avanzando una rivendicando di 175 euro.
L'anemometro consegnato ieri, con una provocazione, da Sileoni al vertice dell'Abi per «capire che aria tira nel Paese» è un avvertimento. Come dire: sta infuriando la tempesta e le navi (le banche) riusciranno ridurre i danni solo se l'equipaggio (management e sindacati/dipendenti) lavoreranno insieme. I sindacati sono già scesi in piazza, bloccando il settore lo scorso ottobre, e sono pronti rifarlo.