CoopNordest, i soci preparano i bagagli

Scricchiola. Eccome se scricchiola. Molti i tarli che aggrediscono il sistema delle cooperative in Italia. Fallimenti, inchieste giudiziarie, concordati. Soldi che vanno in fumo e che si trascinano dietro la credibilità di un ideale di mutualità come sinonimo di porto sicuro del risparmio.

I soci prestatori fanno i bagagli e corrono a ritirare i loro depositi prima che sia troppo tardi. Persino un colosso che si proclama sano e integerrimo come Coop Nordest deve far fronte a un'emorragia di prestito sociale. Cento milioni di euro ritirati in pochi mesi, da novembre a oggi. Ma la fuoriuscita è destinata, probabilmente, ad aumentare ancora entro la fine dell'anno, sulla scia della psicosi e degli scandali finanziari che hanno travolto il modello economico. Ad accendere la miccia dell'effetto domino, i crac delle Coop Operaie di Trieste e della CoopCa friulana, due concordati preventivi piombati come fulmini a ciel sereno su due capisaldi del sistema in Friuli e Veneto, con un bacino di oltre 20mila soci prestatori che oggi si sentono «traditi».

Impossibile per Nordest schivare il contraccolpo di sfiducia, ma la cooperativa minimizza e, assicura, non farà una piega. «L'entità del ritiro è molto più che sostenibile per un'azienda solida come Nordest - spiega Alessio Di Dio, membro del consiglio di amministrazione e direttore di Legacoop Fvg - il calo è anche fisiologico, come lo sarà anche la ripresa, che ci attendiamo entro un anno». Poi, «quei soldi non sono della cooperativa, sono un prestito per fare sviluppo - aggiunge il consigliere -. La fuoriuscita non significa una perdita. Anzi, così la coop ha meno debito». E se un centinaio di milioni che se ne vanno sono acqua fresca, o quasi, per una cooperativa che ha un prestito sociale da 1,4 miliardi, un giro d'affari di 4 miliardi e abbastanza liquidità per poter restituire fino a un miliardo di euro, brucia quella reputazione ormai compromessa e che «va recuperata al più presto».

L'occasione sarà quella della prossima assemblea sociale del 20 giugno, a Parma, quando Coop Nordest dovrà rassicurare i soci sullo stato di salute dei suoi conti. Nella manica, l'asso della deliberata fusione con Coop Adriatica e Coop Estense, che dal primo gennaio 2016 darà vita a «un'unica impresa cooperativa, la più grande in Italia». Un processo di aggregazione «necessario», accelerato dalla crisi che ha colpito il settore delle coop di consumo, decimando i volumi di vendita del 18% dal 2007 a oggi. Quasi due miliardi di euro volatilizzati.

Commenti

cgf

Gio, 23/04/2015 - 12:27

la fusione tra le coop sarà [ancora una volta] il modo collaudato di "fare pulizia" nei bilanci, ma nessuno che vada ad indagare? altro che eccesso di diritto come viene chiamato oggi.

pupism

Ven, 24/04/2015 - 09:08

Cgf non ha tutti i torti però le fusioni sono fatte ad arte per non far capire più nulla nei bilanci delle rispettive cooperative e nascondere i rispettivi buchi e non per fare pulizia!!! Il mio prof. ricordave sempre che " i debiti sono certi, i crediti sono incerti"

flip

Ven, 24/04/2015 - 19:32

coraggio kompagni, finché c'è possibilità arraffate il più possibile datevi da fare..

flip

Sab, 25/04/2015 - 09:32

mi dispiace per i piccoli azionisti coop, ma se la sono cercata. le coop, l'unipol e tutto ciò che fa capo al settore "rosso" devono purtroppo foraggiare il partito ed i relativi annessi e vanno regolarmente in malore come il monte dei paschi.