La corsa per la Casa Bianca zittisce la Yellen

La Fed glissa sul rialzo dei tassi per non condizionare il voto

Mentre i suoi governatori continuano a guerreggiare sull'opportunità o meno di alzare i tassi in dicembre, Janet Yellen si tiene fuori dalla mischia. Non un fiato, ieri, sul timing della stretta durante il suo intervento organizzato dalla Federal Reserve di Boston. Un discorso di una quindicina di pagine articolato sul modo in cui si formano le aspettative di inflazione e come le politiche monetarie condizionano queste aspettative. Tutto molto accademico, tutto «Very boring», molto noioso, avranno pensato a Wall Street, dove c'era molta attesa per ciò che avrebbe detto la numero uno della banca centrale Usa. E invece, niente.

Un silenzio sul tema, caldissimo da mesi, che potrebbe spiegarsi con l'intenzione di non condizionare la già fin troppo incandescente corsa per la Casa Bianca. Ecco quindi servite le dotte banalità di ieri, tipo quella che «tagliare i tassi di per sè non è sufficiente in un mondo in cui il costo del denaro è basso». Per la Yellen servono quindi nuovi modi per rispondere ai rallentamenti dell'economia, con ciò non escludendo l'uso di strumenti per condizionare le aspettative sull'inflazione. Con un tocco à la Lapalisse, la donna più potente al mondo ha poi precisato che il ruolo della politica monetaria Usa è cruciale. «Ricerche da parte dello staff della Fed suggeriscono che gli effetti della politica monetaria Usa sulle altre economie sono positivi, nel senso che le politiche pensate per fornire stimolo all'economia Usa spingono l'attività anche all'estero». Buono a sapersi.

Certo che se è questa la linea che il successore di Ben Bernanke si è imposta da qui al voto dell'8 novembre, bisognerà ancora sorbire le dichiarazioni contrastanti del suo staff di vertice. Ieri è toccato a uno dei falchi, il numero uno della Fed di Boston Eric Rosengren, giudicare «appropriato» un rialzo dei tassi in dicembre dal momento che la piena occupazione è ormai raggiunta e l'inflazione si sta avvicinando al target del 2 per cento. Rosengren è uno dei tre dissidenti che nell'ultima riunione avevano votato a favore di un giro di vite immediato.

RPar