La Corte dei Conti chiede 2 miliardi a Mengozzi e Cimoli

La vecchia Alitalia, precedente all'arrivo della Cai di Roberto Colaninno, ha provocato allo Stato un danno erariale da poco meno di 2,4 miliardi. È la conclusione cui è giunta la Corte dei conti del Lazio che ne chiede quindi la copertura a sedici ex amministratori della compagnia aerea, per i quali sono pronti gli atti di citazione a giudizio. La cifra più alta è quella attribuita all'ex amministratore delegato di Alitalia e delle Ferrovie dello Stato Giancarlo Cimoli: due miliardi.
Sotto accusa, come ha rilanciato ieri sera il telegiornale di La7, ci sono poi i vertici dell'azienda tra il 2002 ed il 2008: a partire da Francesco Mengozzi, che si era dimesso nel 2004, a cui è stato presentato un conto da 300 milioni. Agli altri 14 amministratori coinvolti sono stati chiesti 600mila euro a testa. Tutti sono accusati di scelte gestionali irrazionali e foriere di danni per l'Alitalia ed il suo socio pubblico, nonostante la consapevolezza della profonda crisi economica e finanziaria di quegli anni, resa evidente dal susseguirsi di piani di razionalizzazione.
Cimoli, Mengozzi e altre cinque persone sono alle prese anche di un processo penale per bancarotta per dissipazione o distrazione e aggiotaggio. Le indagini avevano preso avvio nel novembre del 2011 con l'obiettivo di capire se le condotte tenute dai manager dell'epoca precedente a Cai avessero causato un danno erariale per la malagestione. Alitalia è appena stata puntellata, con un apposito aumento di capitale, dal sistema bancario e dalle Poste ma resta in attesa di un socio industriale.