Così Enav e Poste andranno in Borsa

Le privatizzazioni del terzo Millennio prendono la via per Piazza Affari. Dopo Fincantieri, ieri è arrivato l'ok del Consiglio dei ministri per la quotazione in Borsa del 40% di Poste Italiane e del 49% dell'Enav (ma per quest'ultima in realtà si tratterebbe di una scelta proprietaria ma non esclusiva). I decreti parlano di una vendita tramite un'Opv (operazione pubblica di vendita) che coinvolgerà anche i dipendenti. L'obiettivo: incassare sei miliardi di euro.
E per gli esperti, nell'attuale scenario di mercato, l'Ipo è da considerarsi una mossa vincente. «Lo storno di Borsa non può certo essere escluso a priori, ma in ogni caso ritengo che l'Opv sia la strategia migliore, in questo momento, per assicurare il maggiore incasso nell'ambito del processo di privatizzazione avviato dal governo (che complessivamente, da tutte le operazioni in corso, si attende un introito di 17,6 miliardi, ndr)», sostiene Vincenzo Longo, strategist di IG. Sulla stessa linea anche Stefano Reali, gestore azionario di Pharus Sicav, secondo cui «le valutazioni di Piazza Affari sono ancora ragionevoli, in media con quelle storiche, e non lasciano quindi presumere storni particolarmente violenti che rendano la quotazione poco efficace nell'ottica di raccogliere risorse per ripagare il debito pubblico». Per di più «l'Ipo consente di monetizzare il grande appetito verso titoli di società italiane che c'è in questo momento da parte degli investitori istituzionali esteri», aggiunge poi Marco Bonetti, co-head global equity syndicate di Nomura. E in effetti, come attestano gli esperti, gli investitori istituzionali sono già in fibrillazione.
L'interesse degli investitori è alle stelle. Soprattutto per quanto riguarda Poste Italiane, «colosso più vicino al business del risparmio che a quello storico postale, che grazie al solido bilancio (giro d'affari di 26 miliardi circa) e alla efficiente rete di sportelli (oltre 13mila) diffusi capillarmente sull'intero territorio del Paese, dovrebbe raggiungere una valutazione intorno ai 10-12 miliardi (in base alla valutazione fatta dall'esecutivo Enrico Letta), tale da renderla la prima quotazione europea dell'anno per dimensione e una delle prime dieci nella storia al mondo», sostiene Longo. «La recente quotazione della britannica Royal Mail lo scorso anno fa ben sperare per una buona accoglienza del gruppo italiano», ribadisce Reali. Bonetti, infine, sottolinea «l'unicità di avere tre linee di business complementari: servizi postali, assicurazione e servizi bancari. Poste italiane è l'unica al mondo, assieme alle Poste giapponesi ad avere tutte e tre queste linee di business».
Ieri intanto Fitch ha confermato il rating di Poste a lungo termine a BBB+ e quello a breve termine a F2 secondo cui, nonostante la quotazione, rimarrà forte il legame tra Poste Italiane e il governo.
Mistero fitto invece per Enav, la società adibita all'assistenza e al controllo al volo civile, per cui si parla di una valutazione che oscilla intorno agli 1,8-2 miliardi (sempre valutazione esecutivo Enrico Letta) a fronte di un fatturato di 790 milioni (di cui la maggior parte derivanti da “ricavi di rotta”, e parte anche da contributi statali) e di un utile di 46. Tra gli esperti le idee sui punti di forza sulla prossima debuttante, che a quanto pare ha già raccolto interesse di fondi specializzati in infrastrutture come F2i, non sono ancora molto chiare. Il gruppo, forte di 40 torri di controllo e 4 centri, è attivo di fatto nella gestione delle infrastrutture dell'aria, o per utilizzare le parole con cui Enav definisce se stessa nelle erogazioni di servizi di gestione e controllo del traffico aereo, nonché negli altri servizi essenziali per la navigazione.