Il crac dei francesi al supermarket

Carrefour e Auchan hanno bruciato 3 miliardi. Il top degli utili a Esselunga e il record di crescita a Eurospin

Sofia FraschiniLa calata dei francesi nella grande distribuzione italiana è stata un fallimento. Da Auchan-Sma a Carrefour, i colossi d'Oltralpe arrivati in Italia per «colonizzare» con i propri supermercati il settore della gdo, non hanno fatto i conti con la forte tradizione italiana: la prima della classe Esselunga e le Coop (sostenute dalla finanza). Un'evidenza che emerge dall'ultimo rapporto 2010-2014 dell'Area Studi di Mediobanca sui principali gruppi del settore. E che rileva, nonostante una crescita dell'1,5% del mercato, la débàcle dei francesi: Auchan-Sma ha registrato una flessione del fatturato del 19,1% e Carrefour (che ha abbandonato il Sud) del 13,7% accumulando una perdita di 2,4 miliardi. E tutto questo nonostante entrambi abbiano tagliato i dipendenti del 13% e del 10,9%. Le difficoltà dei gruppi francesi sono evidenti anche nella caduta dei ricavi per metri quadri: -17,1% per Carrefour e -15,2% per Auchan-Sma. «È chiaro commenta un analista che il mercato italiano è diverso da quello francese e gli operatori d'Oltralpe non hanno capito come muoversi. Ad esempio balza all'occhio il forte ricorso al franchising/affiliazione (formula che caratterizza l'81,9% del loro business) contro la strategia di Esselunga e Coop che gestiscono solo punti vendita di proprietà». Ma da dove passa la rivincita del tricolore sui pionieri francesi della gdo definiti da sempre i migliori per la capacità di fare rete all'estero? In primis dai punti vendita Esselunga di Bernanrdo Caprotti, il novantenne milanese saldamente al comando dell'azienda da lui fondata. Esselunga si conferma la migliore in Italia, con ricavi (in crescita) per oltre 6,8 miliardi, ed è inoltre il gruppo più efficiente con 16mila euro di vendite per metro quadro. Il tutto, per un utile cumulato che ha toccato 1,1 miliardi. In questo contesto, a sorprendere un mercato definito dalla stessa Mediobanca «pieno di contraddizioni» è la low cost Eurospin, catena discount controllata, tra gli altri, dalla famiglia veronese Mion e dai veneti Vega. I punti di forza di questo discount sono tutti nella struttura: veloce riclico del magazzino (17,5 giorni), rapido pagamento dei fornitori (67 giorni), bassa incidenza dei costi del personale (5,6% del fatturato). Così, a conti fatti, i ricavi per addetto di Eurospin sono il doppio di Esselunga: 650mila euro contro 325mila. Con 6.300 dipendenti (contro i 21.100 di Esselunga) Eurospin è riuscito ad accumulare utili netti per 550 milioni e un fatturato di oltre 4 miliardi. «La struttura di questi discount conta molto, ma il suo successo è anche il segno di un paese sempre più spaccato tra chi può affidarsi alla gdo di lusso (Esselunga) e chi cerca ad ogni costo il risparmio» conclude l'analista. In questo quadro tengono le Coop che hanno chiuso il 2014 con un fatturato aggregato a 11,2 miliardi (-1,5% sul 2013, ma +1,8% tra 2010-2014). Per quote di mercato, Coop è prima in Italia (15%), ha chiuso il 2014 con una perdita operativa (-0,2% il margine operativo netto sul fatturato di 11,2 miliardi), ma con un utile netto di 5 milioni, grazie al contributo della gestione finanziaria, che ha inciso per il 2,8% sul totale delle vendite. Numeri importanti per un settore che in generale è cresciuto di un punto e mezzo tra 2010 e 2014, per poi registrate un calo dell'1% tutto nel 2014, in linea con la flessione dei consumi. Dato, quest'ultimo, che sembra già essere stato dimenticato nelle previsioni in ripresa del 2015. Guardando oltre, il presidente di Confimprese Mario Resca spiega che «nel carrello della spesa i consumatori stanno timidamente iniziando ad affiancare ai prodotti di prima necessità anche quelli considerati superflui».